30/08/2004

 

Accumolo onde fredde.

In strati e angoli.

Profili lanciati in aria.

Sgretolano ruggine una volta a terra.

Il respiro toglie qualcosa.

Soffoco in squilli di orecchie.

Calore centrale, versato in lembi di pelle.

Sottile rivestimento imbevuto di matura somiglianza.

 

scrive stella74 alle 21:54 | link | commenti


30/08/2004

La sfida dell’uomo

 

Ho rivisto ciò che non dovevo vedere

ma non si può che essere immortali al recente

invito,del tradimento proposto come legame,

che rende beati coloro che non sfoggiano

la pietà.

 

Mi è apparso,allora,il corpo dell'astro

come intrapreso da mille sussurri,

davanti,immobile e poi,richiamo la

brevità,il fuggitivo teatro aspetta

nella sabbia già pioggia.

scrive wenders alle 14:32 | link | commenti


30/08/2004



In una città  sospesa nel vento
dove galleggiano
sguardi di specchi appesi

al cielo

la mia casa è una conchiglia
di perla e d'ombra
cucita sulla curva delle spalle
con una goccia

d'acqua

dove m'invento
unica musa del significato
fra ladri di stelle

incise

su un ventre di donna
macchiato di sogni
che profumano

di nostalgia


























scrive FiloDelRicordo alle 11:40 | link | commenti


30/08/2004

Dettagli - Ogni volta

 

Ogni volta Che ti porti via Un pezzo di me
Una fotografia inclinata sul pianoforte a coda
Uno scorcio di mare salentino Da una torre
Di pietre bianche Diroccata e Una greca verde
e bianca sul muro Dipinto di fresco e vecchie storie

Ogni volta Che consumi tutto quello che ho
da dirti E da darti E sento quel vulcano
di parole Da uscio di casa Alle tre di notte
Ogni volta Che ti nutri di quello che ho pensato
Per tutto il giorno Prima di vederti ancora

Ogni volta Che vai via Porti Per caso in giro
Quattro Occhi – I tuoi si attorcigliano ai miei –
Non posso separare calamite – Due labbra – E
le parole che muoiono – La lenta agonia
del non parlarsi oltre Dieci dita. Intrecci
di stoffa ed istanti Ed un cuore in più, Il mio
in equilibrio, Io che non ho pause tra le parole

 

IAM 04





















scrive Isabellaqueen alle 10:12 | link | commenti


27/08/2004

Le annusavo la pelle del collo. E le ascelle.
Non farlo, mi diceva. Ho addosso ancora l'odore dei treni presi.
A me pareva piuttosto l'odore di quelli persi.
Camilla aveva sulle guance l'aroma del tabacco; di quello nostrano, toscano forse.
Hanno sempre fragranza di tabacco fresco fumato in sigarette arrotolate a mano le donne che incontro nei sogni. Hanno sempre l'odore del tempo sbagliato.
Di Camilla te ne ricordi? Te ne ho parlato: aveva capelli di rame e occhi trasparenti da bere.
Camilla era di un anno che c'ero e che sdegnavo; un anno con il profumo sintetico dell'acqua di cacharel e dopobarba di marca.
Camilla lanciava sassi negli stagni e non conosceva l'odore del finocchio selvatico.
Costruiva col padre mobili di polistirolo terminati solo a metà e ne colorava di celeste il resto con la fantasia.
Camilla apriva porte senza stanze. E le lasciava aperte.
E io mi innamoravo dei suoi piedi, che odoravano di terra.











scrive OsvaldoCortina alle 13:11 | link | commenti


24/08/2004

>PENSATO CoLoR SMALTO


Al funerale di Tristano
Isotta dalle bianche mani piange lacrime di sangue

Il matto rinchiuso
mani e piedi legati
recita
psiche teatro d’eventi

Disperazione
A m o r C o r t e s e

disegnato a mano
sul cartone incollato
coreografia di luna
bagnata di latte

_psiche teatrod’eventi_

scivola di peli sulle scapole d’argento
fugge l’ilarità del compreso
altalenando sugli oblii dell’egotismo

-il seme sarà melograno
sui cui rami appenderanno
condannati a morte
coloro che resero l’assenza
oggetto del desiderio

Schiavitù dell’ideale-
_convulsione_
miser)umani brusii

_psiche teatrod’eventi_

Il matto ha il viso
cucito sotto l’orecchio destro

-ciò che è rimmosso rimane,
cambia maschera,
si nasconde nelle ombre dell’inconscio
per tornare in tormento
ogni notte e ogni notte
più forte

Temo
O n i r i c o
all’origine del silenzio-

_psiche teatrod’eventi_

Spettacolo d’amore
che a morte ha congiunto due scheletri
di piccione con la spada di Re Marco
a dividerne i corpi (simbolo)

S u b l i m _ a z i o n e

Di scena in scena
chiuso nella scatola
A immaginare coleotteri

_psiche teatrod’eventi_

chiusi

stretto

Trasfigurando il piccolo carcere
in eterno vuoto attorno

_null’oltre_

apparenza illusoria
di amniotica calma

_psiche teatrod’eventi_

Al funerale di Tristano
Isotta dalle bianche mani piange lacrime di sangue.



©LsB

scrive sileno alle 00:32 | link | commenti (1)


18/08/2004

Dopo…

 

Sono libero e ancora sono

e mentre cerco di dimenticarmi,ritorna

l'immagine,divina per labbra sussurrate

nel nero per dolce ardore

passata e mai andata via.

 

Senza indugio!ritorno e trattengo l'occhio

per tanta brevità,rimasto io,cieco e tardo

tradito e macchinoso,

senza indugio planando all'indietro rivedo

davanti ora,sempre

l'oggetto che mi dice d'essere

lontano

mentre ricorda il vicino.

 

Non esiste pace nell'equilibrio

del detto e l'armonia spezza sè

stessa,ma non vuole non tornare la verità,

se per mille rivoli vorrebbe riabbracciarla la pace,

senza che la sinuosa camminata

professi il giorno che sembra privato.

scrive wenders alle 14:55 | link | commenti (3)


16/08/2004

la CURVA di una S |esse| è un morso all'infinito

Spirale
Il riflesso istinto
Sull’acqua

Intarsi il tavolo e
Sul bordo laccato a specchio /di spalle/
L’ultimo numero patinato di donna in estinzione

Il peso di un corpo
Talvolta
Esiste in uno spigolo

Alla fine del salotto
Tridimensionali
Le mani per il vento per


|

|

Asciugare l’ultima di copertina
E con l’ultima di copertina raccogliere le gocce di vodka
Scivolate distrattamente sul collo
E la bottiglia

Lei era impressa in una lastra
Io riverbero di una sedia_vuota_contro LA

finestra (de). 


Nella solitudine della notte avvenire
Una tavolozza e il blush da graffiare sulle guance

Le tue parole il confine
Dentro


Non avrei voluto parlare
- il tradimento riassume le colpe storiche di una generazione d’anime irrisolte -
Ma il silenzio
Esigeva
- Potrei giurarlo -
Venirti,

incontro


, E in bocca
Le parole non sono apostrofi atoni né convenienza di idee.


Di tutte le lingue che vedevo agitarsi nella tua testa
Il fuoco per primo
Il fuoco per ultimo
Piramidi rovesciate nel deserto
Con la sabbia ruvida nelle fughe
E poi perdersi
Esanime
In un centimetro d’ombra

Lei ti aveva inciso le ultime parole sane
- addio e infinito

Nei geroglifici della tua mano
Le parole mutilate sono
Mummie in attesa di sole

La punta d’acciaio contro uno spiraglio di fioredipelle
- dammi ancora una speranza. La speranza di non dover scegliere –

Ago a file di parole
Attraversare i polsi
Legare|Cucire|Spillare


Stillare (R)

Ogni volta che dimenticavo
- E sempre nel tepore chimico della notte -
Per ricordarmi tutto, trasloco di
Parole sul polso destro
Pulsazioni in eguale misura
Girotondo sulla pelle nomade

Io non ti appartengo
Più
Tu non mi sei mai appartenuto
A parte noi

Ai piedi della torre ottagonale
I tuoi occhi erano bifore strabiche


Io la trifora mancante



Diritto non esiste
Neanche nella mia mente.
Questo lo sapevano in tanti.
Dovere di cronaca.

E prendersi cura di me
Non è comunque curarmi.
Ma cullarmi.


L’occhio divide in 3 gli spazi
- automatismo -
Quando accetta l’immagine
E destra e sinistra sono la propensione
Delle braccia al pensiero
- Che si distende elastico -
Oltre il confine dei nostri corpi

Potrei atrofizzare una gamba
Ma il cuore continuerebbe a sanguinare
Hai annullato le braccia, le mie
Ma i pensieri sciolgono i nodi, ancora.

E l’agonia del cuore
Lo sai
Ci lascia morire
In deliranti dubbi.

Questo è amore?
Questo è amare?
Questo sentire silenzio
Anche quando tutto intorno è


Una serie di numeri da ricomporre


Dove tutto finisce
Solo devi
Rincollare e rincorrere le pagine delle agende nere
E ricordare numeri associati a volti associati a nomi

Io ho visto
In una zanzariera bianca spiegazzata
Un ragno che tesseva e tremava
Una storia

Ieri una ragnatela di nuvole
Eclissava la luna

Io a scandire il passato come un rosario
I grani avevano perso il loro profumo di rosa
di ritorno
dal pellegrinaggio nella tua terra

Non sono mai stata
Solo
Una preghiera lenta

Siamo anche ombre:
Smetterò di indossare la mia pelle
Fosse anche buio
Questa buccia porosa

Prima o poi
Poi o poi

Tutto è annientato
Da quella volta in cui
In un angolo basso
Del mio sorriso
Cucii l’ambizione
Di un otto disposto orizzontale

E spiegarti che
- Per sempre –
Sono parole da pronunciare dopo
Quando tutto è finito


E neanche rovesciata sulle stesse rovine
Di questa città senza civici
- ho provato a contare i passi delle nostre strade
e
non conosco il peso del meno
così ora al punto di partenza
incrocio d’assi
penso zero –
nomadismo in cerca d’autore.

Vorresti ora mangiare dalle mie mani?
C’è una schiena di spalle, numero case nuove
E una pelle come scusa, nuovo caso



Fai un passo indietro
Per avere un alibi
Sentimentale
Escamotage di sopravvivenza



Amare l’amore



I consuntivi lasciati agli altri
Noi contavamo il nulla
Noi non contavamo nulla
Non eravamo nulla
- se scissi –

scegli
- fallo tu, io non posso, io non ho –

o sognami
- muore sempre qualcuno quando sogni –


e in ogni caso spunta una S
perché da qualsiasi partenza
le curve nascondono la prospettiva entrante


Segnati
Presente
Anche ora
Che

Basta una X
Al centro del palco anonimo
E senza microfono né spartito
Dividi

Stiamo per sparire
Spirare è resurrezione
Liberare me da te
E in me te

O considerare che
Sbaglierò
per sempre








Perché questo è destino


.


IAM 04






















































































































































































































































scrive Isabellaqueen alle 12:55 | link | commenti


13/08/2004

Mi verso lingua nobile.

Tra la tua bocca alcolica.

Intreccio cerchi di fumo...

Aspiro l'incanto mentale.

La grazia nascosta dalle tue dita romantiche.

Non ho che un racconto da rendere soluzione.

Ingoiare fino allo spasimo.

 

Fino al puro sentire.

Il suono cerebrale del tuo cuore.

 

scrive stella74 alle 22:20 | link | commenti


11/08/2004



CUORE CARO


crudo un buco incolore
rifatto del mondo,


bevendone figurine vivaci,
feci amabili


dito che adunca
per non dirne latrine,
poco scontando

col mio cuore che sbuffa lontano
tranquillo dei medicamenti alcolici,
sebbene la festa
cammini


il mio cuore
già

che non ho mai detto, nè parlato, l'ho vomitato


alla luce del vento

in capelli fini della veglia
nel buco della notte

che germoglia perle rosse
in abissi da lavarsi le mani

lui cammina


disamore



scrive thespleen alle 23:58 | link | commenti (2)