Accumolo onde fredde.
In strati e angoli.
Profili lanciati in aria.
Sgretolano ruggine una volta a terra.
Il respiro toglie qualcosa.
Soffoco in squilli di orecchie.
Calore centrale, versato in lembi di pelle.
Sottile rivestimento imbevuto di matura somiglianza.
La sfida dell’uomo
Ho rivisto ciò che non dovevo vedere
ma non si può che essere immortali al recente
invito,del tradimento proposto come legame,
che rende beati coloro che non sfoggiano
la pietà.
Mi è apparso,allora,il corpo dell'astro
come intrapreso da mille sussurri,
davanti,immobile e poi,richiamo la
brevità,il fuggitivo teatro aspetta
nella sabbia già pioggia.

In una città sospesa nel vento
dove galleggiano
sguardi di specchi appesi
al cielo
la mia casa è una conchiglia
di perla e d'ombra
cucita sulla curva delle spalle
con una goccia
d'acqua
dove m'invento
unica musa del significato
fra ladri di stelle
incise
su un ventre di donna
macchiato di sogni
che profumano
di nostalgia
Dettagli - Ogni volta
Ogni volta Che ti porti via Un pezzo di me
Una fotografia inclinata sul pianoforte a coda
Uno scorcio di mare salentino Da una torre
Di pietre bianche Diroccata e Una greca verde
e bianca sul muro Dipinto di fresco e vecchie storie
Ogni volta Che consumi tutto quello che ho
da dirti E da darti E sento quel vulcano
di parole Da uscio di casa Alle tre di notte
Ogni volta Che ti nutri di quello che ho pensato
Per tutto il giorno Prima di vederti ancora
Ogni volta Che vai via Porti Per caso in giro
Quattro Occhi – I tuoi si attorcigliano ai miei –
Non posso separare calamite – Due labbra – E
le parole che muoiono – La lenta agonia
del non parlarsi oltre Dieci dita. Intrecci
di stoffa ed istanti Ed un cuore in più, Il mio
in equilibrio, Io che non ho pause tra le parole
IAM 04
Le annusavo la pelle del collo. E le ascelle.
Non farlo, mi diceva. Ho addosso ancora l'odore dei treni presi.
A me pareva piuttosto l'odore di quelli persi.
Camilla aveva sulle guance l'aroma del tabacco; di quello nostrano, toscano forse.
Hanno sempre fragranza di tabacco fresco fumato in sigarette arrotolate a mano le donne che incontro nei sogni. Hanno sempre l'odore del tempo sbagliato.
Di Camilla te ne ricordi? Te ne ho parlato: aveva capelli di rame e occhi trasparenti da bere.
Camilla era di un anno che c'ero e che sdegnavo; un anno con il profumo sintetico dell'acqua di cacharel e dopobarba di marca.
Camilla lanciava sassi negli stagni e non conosceva l'odore del finocchio selvatico.
Costruiva col padre mobili di polistirolo terminati solo a metà e ne colorava di celeste il resto con la fantasia.
Camilla apriva porte senza stanze. E le lasciava aperte.
E io mi innamoravo dei suoi piedi, che odoravano di terra.
>PENSATO CoLoR SMALTO
Al funerale di Tristano
Isotta dalle bianche mani piange lacrime di sangue
Il matto rinchiuso
mani e piedi legati
recita
psiche teatro d’eventi
Disperazione
A m o r C o r t e s e
disegnato a mano
sul cartone incollato
coreografia di luna
bagnata di latte
_psiche teatrod’eventi_
scivola di peli sulle scapole d’argento
fugge l’ilarità del compreso
altalenando sugli oblii dell’egotismo
-il seme sarà melograno
sui cui rami appenderanno
condannati a morte
coloro che resero l’assenza
oggetto del desiderio
Schiavitù dell’ideale-
_convulsione_
miser)umani brusii
_psiche teatrod’eventi_
Il matto ha il viso
cucito sotto l’orecchio destro
-ciò che è rimmosso rimane,
cambia maschera,
si nasconde nelle ombre dell’inconscio
per tornare in tormento
ogni notte e ogni notte
più forte
Temo
O n i r i c o
all’origine del silenzio-
_psiche teatrod’eventi_
Spettacolo d’amore
che a morte ha congiunto due scheletri
di piccione con la spada di Re Marco
a dividerne i corpi (simbolo)
S u b l i m _ a z i o n e
Di scena in scena
chiuso nella scatola
A immaginare coleotteri
_psiche teatrod’eventi_
chiusi
stretto
Trasfigurando il piccolo carcere
in eterno vuoto attorno
_null’oltre_
apparenza illusoria
di amniotica calma
_psiche teatrod’eventi_
Al funerale di Tristano
Isotta dalle bianche mani piange lacrime di sangue.
©LsB
Dopo…
Sono libero e ancora sono
e mentre cerco di dimenticarmi,ritorna
l'immagine,divina per labbra sussurrate
nel nero per dolce ardore
passata e mai andata via.
Senza indugio!ritorno e trattengo l'occhio
per tanta brevità,rimasto io,cieco e tardo
tradito e macchinoso,
senza indugio planando all'indietro rivedo
davanti ora,sempre
l'oggetto che mi dice d'essere
lontano
mentre ricorda il vicino.
Non esiste pace nell'equilibrio
del detto e l'armonia spezza sè
stessa,ma non vuole non tornare la verità,
se per mille rivoli vorrebbe riabbracciarla la pace,
senza che la sinuosa camminata
professi il giorno che sembra privato.
la CURVA di una S |esse| è un morso all'infinito
Spirale
Il riflesso istinto
Sull’acqua
Intarsi il tavolo e
Sul bordo laccato a specchio /di spalle/
L’ultimo numero patinato di donna in estinzione
Il peso di un corpo
Talvolta
Esiste in uno spigolo
Alla fine del salotto
Tridimensionali
Le mani per il vento per
|
|
Asciugare l’ultima di copertina
E con l’ultima di copertina raccogliere le gocce di vodka
Scivolate distrattamente sul collo
E la bottiglia
Lei era impressa in una lastra
Io riverbero di una sedia_vuota_contro LA
finestra (de).
Nella solitudine della notte avvenire
Una tavolozza e il blush da graffiare sulle guance
Le tue parole il confine
Dentro
Non avrei voluto parlare
- il tradimento riassume le colpe storiche di una generazione d’anime irrisolte -
Ma il silenzio
Esigeva
- Potrei giurarlo -
Venirti,
incontro
, E in bocca
Le parole non sono apostrofi atoni né convenienza di idee.
Di tutte le lingue che vedevo agitarsi nella tua testa
Il fuoco per primo
Il fuoco per ultimo
Piramidi rovesciate nel deserto
Con la sabbia ruvida nelle fughe
E poi perdersi
Esanime
In un centimetro d’ombra
Lei ti aveva inciso le ultime parole sane
- addio e infinito –
Nei geroglifici della tua mano
Le parole mutilate sono
Mummie in attesa di sole
La punta d’acciaio contro uno spiraglio di fioredipelle
- dammi ancora una speranza. La speranza di non dover scegliere –
Ago a file di parole
Attraversare i polsi
Legare|Cucire|Spillare
Stillare (R)
Ogni volta che dimenticavo
- E sempre nel tepore chimico della notte -
Per ricordarmi tutto, trasloco di
Parole sul polso destro
Pulsazioni in eguale misura
Girotondo sulla pelle nomade
Io non ti appartengo
Più
Tu non mi sei mai appartenuto
A parte noi
Ai piedi della torre ottagonale
I tuoi occhi erano bifore strabiche
Io la trifora mancante
Diritto non esiste
Neanche nella mia mente.
Questo lo sapevano in tanti.
Dovere di cronaca.
E prendersi cura di me
Non è comunque curarmi.
Ma cullarmi.
L’occhio divide in 3 gli spazi
- automatismo -
Quando accetta l’immagine
E destra e sinistra sono la propensione
Delle braccia al pensiero
- Che si distende elastico -
Oltre il confine dei nostri corpi
Potrei atrofizzare una gamba
Ma il cuore continuerebbe a sanguinare
Hai annullato le braccia, le mie
Ma i pensieri sciolgono i nodi, ancora.
E l’agonia del cuore
Lo sai
Ci lascia morire
In deliranti dubbi.
Questo è amore?
Questo è amare?
Questo sentire silenzio
Anche quando tutto intorno è
Una serie di numeri da ricomporre
Dove tutto finisce
Solo devi
Rincollare e rincorrere le pagine delle agende nere
E ricordare numeri associati a volti associati a nomi
Io ho visto
In una zanzariera bianca spiegazzata
Un ragno che tesseva e tremava
Una storia
Ieri una ragnatela di nuvole
Eclissava la luna
Io a scandire il passato come un rosario
I grani avevano perso il loro profumo di rosa
di ritorno
dal pellegrinaggio nella tua terra
Non sono mai stata
Solo
Una preghiera lenta
Siamo anche ombre:
Smetterò di indossare la mia pelle
Fosse anche buio
Questa buccia porosa
Prima o poi
Poi o poi
Tutto è annientato
Da quella volta in cui
In un angolo basso
Del mio sorriso
Cucii l’ambizione
Di un otto disposto orizzontale
E spiegarti che
- Per sempre –
Sono parole da pronunciare dopo
Quando tutto è finito
E neanche rovesciata sulle stesse rovine
Di questa città senza civici
- ho provato a contare i passi delle nostre strade
e
non conosco il peso del meno
così ora al punto di partenza
incrocio d’assi
penso zero –
nomadismo in cerca d’autore.
Vorresti ora mangiare dalle mie mani?
C’è una schiena di spalle, numero case nuove
E una pelle come scusa, nuovo caso
Fai un passo indietro
Per avere un alibi
Sentimentale
Escamotage di sopravvivenza
Amare l’amore
I consuntivi lasciati agli altri
Noi contavamo il nulla
Noi non contavamo nulla
Non eravamo nulla
- se scissi –
scegli
- fallo tu, io non posso, io non ho –
o sognami
- muore sempre qualcuno quando sogni –
e in ogni caso spunta una S
perché da qualsiasi partenza
le curve nascondono la prospettiva entrante
Segnati
Presente
Anche ora
Che
Basta una X
Al centro del palco anonimo
E senza microfono né spartito
Dividi
Stiamo per sparire
Spirare è resurrezione
Liberare me da te
E in me te
O considerare che
Sbaglierò
per sempre
Perché questo è destino
.
IAM 04
Mi verso lingua nobile.
Tra la tua bocca alcolica.
Intreccio cerchi di fumo...
Aspiro l'incanto mentale.
La grazia nascosta dalle tue dita romantiche.
Non ho che un racconto da rendere soluzione.
Ingoiare fino allo spasimo.
Fino al puro sentire.
Il suono cerebrale del tuo cuore.
CUORE CARO
crudo un buco incolore
rifatto del mondo,
bevendone figurine vivaci,
feci amabili
dito che adunca
per non dirne latrine,
poco scontando
col mio cuore che sbuffa lontano
tranquillo dei medicamenti alcolici,
sebbene la festa
cammini
il mio cuore
già
che non ho mai detto, nè parlato, l'ho vomitato
alla luce del vento
in capelli fini della veglia
nel buco della notte
che germoglia perle rosse
in abissi da lavarsi le mani
lui cammina
disamore









