EXIT
Qui ora d'una calcolata merda uscita fresca di meccanica,
evitata con spavento
Ancora andatevene da ogni luogo per sempre quel Nulla che pensate d'essere da cui prestate distanza
- Minuti speciali sorrisero-
Dimenticate - Cocci latranti negli angoli -
- Versate la luce buia in un piatto largo,
Colatevi
Fatevi in urli fuoriuscendo
spaccati in niente
meno d'un intero in cerca di ruoli
Per tutte le ribalte dei prossimi 3 minuti
Leccando tutti i limiti
in ogni empietà
contraddetta
dal senso buono e inerte delle cose
Ancora dicendo,
di ogni minuto
Latori fenomenici, disperata carne d'allevamento
in fiumi di tempo perso -
- Contrordini spazzati nell'aria differente
- Bocche capaci vogliono la vostra parte -
L'odore metallico dei primi 20 secondi di pioggia -
- Come un colore che esce in colate antiche
- Città ancora lacrimano esplosioni -
- Quel che si sente solo giocando-
celato in pieghe di carne bipolare
La sporca cena d'occhi
- Ragazzi dell'Inutile
sentirono odio elettrico nella voce
del pianto -
Sputandovi fuori nel nulla
Io non sono niente se non scrivo questo e ancora,
ribadisco. Allevatevi
Lontani specchi risvegliati -
- in tacchi sbranati dal tempo
N S P
Feti morti dentro placente appese al soffitto.
L'erba cresce sul pavimento,
i pensieri sono davvero lenti, davvero lenti.
Venti bambini giocano a palla prigioniera,
gridano e hanno toni di voce alti e pentranti,
acuti e squillanti.
Il corridoio è lungo, liscio di cera. Spazzola grande,
La bidella con grembiule blu. Tardo pomeriggio del giorno prima.
Il Tempo è chiuso nel barattolo, sottovuoto. Immobile. Ermetico.
Non è così importante scegliere. Possibile evitare di decidere.
La tastiera ti ha ingannato, pensavi fosse un pianoforte, invece no.
Quasi convinto. Quasi disilluso.
Sembra Natale Perchè tutto è triste. Tutto è grigiopiovoso:
LA CRISI D'ASTINENZA DEI TONI CALDI.
Verso la fine, come quando soltanto, poi, forse.
Giallo di Napoli rossastro è il colore del mistero.
Il collezionista ha staccato l'ennesima testa di mosca.
Sul tagliere con gli spilli, dieci teste di mosca,
sul tagliere con gli spilli, undici teste di mosca.
Gli spigoli sono un pericolo. L'alba un pretesto inutile.
Hai abbandonato il tucano in mezzo alle vipere. Due volte.
Se la palla finisce sopra la libreria,
i bambini smetteranno di giocare.
Il corridoio è lungo, liscio di cera. Fune resistente.
Il maestro con il cappio al collo. La mattina di quel giorno, presto.
lsb
nel gesto ti ho visto di versare latte al gatto
e il gatto rigirarsi nel sogno di te che versi
nella mattina davanti e il cortile che un poco brilla
che un poco manca
e nell'azzurro che non ci si mette niente
perchè già gli basta saperti viva.
la risposta è nello sguardo
che lo tiene alto verso la cintura dell'orizzonte
di come poteva essere, che cosa, perchè
con i piedi impacciati, la presenza stralunata
le mani furiose, le dita all'insù.
loro tengono la memoria chiara, alta
come le ombre che scavano l'asfalto
e non si vedono che nuvole sui dossi
lineate metà dal giorno
metà dal muro metà con nausea
che il corpo è strano che non faccia male
FIT
Il vestitino tirava un pò in vita.
Per non dire dei fianchi che facevano finta di niente, ma il taglio era buono e lo stile tutto un programma.
Anche per questo il piglio di L. strabordava deciso:
- Posso vedere quella ? non mi dispiace
La vecchia in colore tabaccato aldilà dal bancone atteggiò qualcosa di simile ad un tango di denti solitari, 2 per volta.
L. vi riconobbe un sorriso.
- Le sta benissimo, sa? -
L'incartapecorita puttana prolungò un consumato fendente da mantide, porgendole l'articolo.
- Si... vedo... poi... lei che mi consiglia, pare avere gran gusto - ammiccò L
Una tantarella di incisivi giallo zafferano rivolse riconoscente gratitudine.
Concluse smaniosa soppesando quel pezzaccio di stoffa gualcita (era un martedi mattina piuttosto afoso per far finta di nulla), e lo scorcio inscoperto delle varie bancarelle vicine. Di qui a là, lacune cromatiche di legno sterminato - Passanti panoramici - Vecchie banconare, banconi ancora più vecchi - Visi leccati del nuovo giorno - Occhiate scivolanti a levarle pelle silenziosa dalle gambe, effetto che a dirla tutta non dispiaceva. Lì, nulla d'interessante.
Era piuttosto indecisa sul da farsi, nemmeno il comprarsi s'era levato con buon convincimento, e un gusto estetico oggettivamente pessimo le faceva compagnia. Ma c'era sole, gli uccellini vomitavano note in scala biscroma, varia vita brulicava nelle rignagnoli di fine marciapiede e insomma, pareva brutto dimenticarsene. Dopotutto la mattina iniziava nel migliore dei modi : le pozzanghere erano ben poche per le scarpe nuove, e gli amati studi di filologia rurale avevano sorprendentemente chiesto asilo politico per la mitezza del clima.
Dov'era e perchè, L. arrendeva devota quel giorno a bisogni chimici d'un vestito nuovo mica alla buona, qualcosa di pensato ma anche fresco e spontaneo, diremo una scelta ben ponderata. A caso, con un minimo di dissenso interiore. Così le piaceva, mancando occasioni migliori per passare la giornata, gironzolare il mercato leniva il languore da guardaroba e impellicciava d'ego l'animo. Gironzolarsi.
Non aveva trovato ancora l'abituccio a fiori prediletto dei suoi sogni e chiaccherato dalle amiche qualche sera fa- Riarso compiacere - Decoupage di fiati infemminati in poltrone di cuoio morso - Lo voglio sfiancato con grossi fiori che mi facciano pensare - Compralo bianco - Veditelo nero - Viscere in rimmel - Sarai deliziosa - Sei diversa - Dimenticare che il sole nasce ogni giorno - Taciti costumi ammodo
- Sei tu
Diede un secondo celere all'idea di fottere la roba, la vecchia incanutita sulla nuova cliente e vischiata nel rumore.
Così fece, dileguandosi nell'attimo dopo - Piacere dell'acquisto che non può essere comprato - Niente scontandosi -
sazietà come stracci
Scoppiava correndo in un 40, tutti i numeri della felicità.
Forme Pietrificate e mattoni affilati rivolgo
e tra quelli smussati mantengo parvenza e abbaglio
poi tutti abbiamo terminazione in frigo
tra le mucillagini e aborti meccanici da sanare
quel che resta portalo al banco dei pegni...
eludere la frenesia, riesumare infanzie acuminate
poiché mortificare speranze è intenzione, un’altra ragione
quel che come la sintesi immersa
è il ricordo di una sola goccia presente alla tua mostra
siamo ancora in ottobre noi tutti compressi
e la circoncisione combacia con le perdite
di chi vuole ancora dimostrarsi nudo fino alla fine
"...c’era tanta gente
c’eri anche tu
c’era il fumo
c’era noi che ne stiamo parlando"
...
insonorizzami con lo scotch così smettiamo di parlarne
Ecco, sono muto condannato alla ricerca dichiarata di
conoscere un’azione tra le mie mani...
Ecco, muto sporge un suono dal quarto piano
dritto precipita l’occhio rivolto sdraiato
polarizzo lo specchio, m’immergo...
oggi assicuro trasparenza, si
protezione se volete
questa volta si...prometto fino alla fine
questa volta si...
Spazi.osa_Mente: Di.Vaga In.tra(t)Tiene
.
é in FerM(a)ento.
.
Non vuole più le tue dita tra i suoi pensi.eri.
.
Sotto_pongono questioni senza que(i)siti,
quel che.
E che.
.
è che non sa più riempire gli spazi.
.
Spazi.
Senza luogo.
.
Ora che sa in che stanza cercarti.
.
Il disAgio.
Il diVano.
.
Vorrebbe essere il velluto di quel che è consumato.
.
Questo velluto r.osso.
Per_corso.
.
E ora le mani s'appoggiano.
Già.
E ora le dita tentennano il tempo.
.
Riesce a sentire la palp.abilità delle tue viscere.
.
Ora:
Ore soffia forte dentro il tuo bicchiere.
per.
Per allungare il tempo.
Per farti bere un po' di sè.
.
La sua attesa.
Il silenzio.
.
E le cose che di te. Ha trattenuto. D:entro.
.
E.
Questa rin_corsa si addentra nella pelle e nei polmoni.









