La procedura della luna
CONGIUNZIONE
L’evoluzione della luna è
Procedura
Di candore per fasi
Sulla superficie
Di una falce in equilibrio
Impassibile
Esegui un passo nella manica
Che conservi intorno
Al polso.
Di tuo pugno.
Una luna scomposta
Annodata
Avvolta al collo da
Innumerevoli
Frammenti di luce
Bianca riflessa
Su distrazione.
Le unghie aratri e
Della pelle a gradi
Scavare
Intorno, una teca
Increspata
Invisibile l’ombra riflessa
Su sintesi di nulla e anche
Spigoli
Le tue impressioni
Manifestano
Esigenza di silenzio
Interrotta.
Anche questo è un
Iniziarmi
Persino incedere
Di spalle
Rivolta alla calma.
Piatta ed
Impossibile
La recinzione di una rosa
Se colta nell’acqua
Un vaso
Illimitato ad una curva
Porcellanata
Ristagno.
A gracidare per ambizione
E costruire
Un cavo di
Anergia
Sospensione impercettibile
E senza tralicci
Altezza luce
Abbassala.
Di lì alla luna
Uno spicchio d’argine
Rarefatto dalle nuvole
Putride ad ovest
Cariche d’acqua
Inesplosa.
Riesci a intuire
Il profumo di un
Ciclone che
Ansima
E si insinua
Dai progetti astratti
Del suo colore
A tratti
Indefinibile.
QUADRATURA
Frazionare il cielo
Con le mani intrecciate
Come pane
Insegna una parola
Al giorno
Tre, le mura di casa
Imparerò un’idea
Di mira e di vita
E nessuna cinta
Ma essere parete,
La quarta e mobile.
Con due mani
Sole
Tu afferri
La mia vita
Tutta.
Ricambierò.
Cambierò di nuovo.
Come la procedura
Della luna
Mezza e in
Evoluzione.
Folta di notte
Flotta di sogni
Ukiyo
Mondo fluttuante
Fermo.
IN-QUADRATURA
Le carovane di
Nomadi parole
Insidia
Sotto le tende
Riflessi e tenebre
Controluce
A scalfire la monotonia del
Deserto
Ritmo consueto
Rito antico e ricamo.
E
Acquisito.
Inquisito per aver
Indossato per troppo tempo
Il baratro giallo
Ossessione.
Lampeggia ed alterna
La danza come
Un pulsante compulsivo
La luna
Girovaga di uno spreco
Definito e insospettabile
Giro e tondo
A far quadrare
Le lancette
Sulla sovraesposizione
Istantanea
Da quarzo.
E un quarto
Elemento
Imprevisto
Terzo e infinito
Tutto quello che stria
La congiunzione a
Due.
Luna
Analogica e illogica
E l’altra
A latrare contro il muro
Di buio.
OPPOSIZIONE
Parole colate irrisolte
E a picco
Non più punte di diffrazione
E negazione
Comunque dinamico divenire
Successivo a segno
Meno
Una volta in oro zecchino
Insolubile
Specchio fotografico
E attivo.
Insospettabile totalità
Sferica di
Luna dissanguata.
Inseguito
In seguito da
Una costellazione di
I
La costernazione di
I
Tramonto di luna
Panoramica
Ostinazione.
Qualcuno abbandonato
Sulla banchina di
Una stazione
E la vernice
Crosta invecchiata
Di una panchina da appoggiarci
Il verso.
ECLISSI
Con la matita ad
Invertire
Il cielo
Ed un dito a minare
La luce.
E il
Buio
oltre
.
NOTE: traguardata la luna, la ragazza voltò le spalle al vento intuendo dal rossore delle guance che qualcosa era cambiato, anzitempo e che solo gli alberi avevano compreso gli addii relegando le foglie in una forma affilata. Le punte acuite come dita che graffiano il cielo la sollevarono per i capelli e la tirarono sulle nuvole. La ragazza dal sorriso gentile guardò a lungo le finestre imperlate della pioggia della nuova stagione, le osservò schiudersi all'assenza del sole ed appannarsi nel vicolo opaco della notte. Ne scelse una: le sembrava che i treni fossero troppo vicini a quei vetri e che nonostante l'andirivieni delle rotaie non ci fossero partenze, in quella stanza silenziosa, assopita in azzurro pallido. Chiese alla luna soffiare forte e lungo quella notte, gelare i vetri. Per scrivere un messaggio. Lei scrisse: io ti amo. E si addormentò sulle foglie, che cambiarono colore e tornarono tonde. Come sempre. Come prima di quella notte. Come solo lei sola sa.
pamphlet
già capitato
non so se la prima o la penultima
o l'ultima ma non più
di una delle molte innumerevoli
sperimentazioni di carta
insabbiate rese prigioni
nei giorni dei rovi
sprecate nei ciuffi
di fumo blu autonomo
per cosa s'inciampava ancora
colla fronte sfrontata
che giaceva per questo
per questo giace ora
fattasi perlata
nell'insana ultima corsa
come nei tramonti rossi
di piacere o dolore
o tepore
dubbiosi di davanti,
già certi
di dentro, che la colpa
stava per passare,
col tempo intendiamo
e le cose prendere una nuova
forma senz'affanno
rimpicciolirsi.
(Squadre operaie
con pale larghe
sollevano insieme
il giorno e le baracche,
riparo al sonno e alle minestre,
dove i faggi scaldano
caldiere di brodo e di bitume,
le sere calano come portoni chiusi,
gli operai sui sacchi di paglia
sollevano l'arco del petto,
le costole tornano da basso,
va, torna, questa marea del riposo.trasanna)
DELUXE
io l'impronta ritorta, dicevano del mio Senso del nulla -
- fiumi esplosi in accattivante azzurro
- Non importa cara, meritavano un fine vicina -
Ovviamente mi dissero così per mesi, ad ogni porta - La tua voce - Nessuna mano che stringe lontana di strade -
Voli avvicinati a delicate baracche d'idea in polvere - Spazio inespanso senza pressione alcuna
- Ci sono fluttuazioni impossibili nei ruoli di carne, scusa fondamentale - Dita leggere come vapore, cara
Sogni leccati di morte e gloria nella fine - Aprendo l'uscio da un movimento senza fine
- Udibile spaccato in spazi. Un domani in nessuno -
Mi duole se premo i polsi, slacciando il flusso e facilitandoti la comprensione.
- Una bocca ferita che svende il culo del mondo - Siamo razza deluxe, la più vecchia e propensa a gesti d'estremo gusto -
la Terza è la dissolvenza esatta - gravitò vento di bugie in ossa azzurre
L'intera faccenda venne affidata ad un Gruppo tuttora incerto che vive di simbiosi Sociale, gli uni dall'anidride degli altri, e viceversa dall'ossigeno dei primi -
- Che vestiti si metteranno le povere ragazze alle feste di domani -
Tu ancora in neon di vetri per bocche fottute - La tua voce nei Paesi della terra
- Lusso del fine ultimo, così me la raccontarono quei 2 del vicolo Estremo
Mezzo litro di luce e non più -
Vuoto sui tetti di ferro dell'alba
LINOLEUM
Lampada home made nella stanza di bambole e scheletri. "Essere e tempo".Disegnando con l‘indice una parentesi sulle lenzuola.
Viola è l'universo e le sue viscere, labirinti di rovi secolari che circondano il letto. Gira la chiave, comincerà a danzare. Dude, che a novembre è una strega, coltiva piante grasse tra le ossa. Intervalli d’angoscia. Nudità del senso possibile. Pagine e pagine di poesie fitte strappate per accendere fuochi sacri.
Lo Spirito di scalinate e torri, castelli abbandonati alberi morti, di china su tela. Le mani di Schiele. Sbiadita dal gocciolare di una perdita della coscienza. Sempre disposta a danzare, sulla luna vestita d’ottobre assassinato, lungo sentieri di stelle minati.
Affoga l’anima, dolce nell’incapacità. Per Oscurità, che combatte con luminosità un duello, tronfia dell’ira di Macbeth. Trema il trono dello spazio. Anche i cani possiedono inclinazioni all’emulazione. Sul soffitto affacciati visi di "artisti", con le bocche trasfigurate da grida strazianti, come modellati sull’obesità delle nuvole affrescate. Occhi, d’oblio profondo, con pupille che vomitano insofferenza. Carezze da confondersi con vento forte.
Suona triste il carillon senza la sua ballerina. Ipocrita fa finta di nulla, ostenta la recita dell’atarassia. Il foglio, quello che c’è scritto. Nient’altro che il foglio, quello che c’è scritto. Spessore vacuo dell’assenza, sottile, quanto la soglia del comprendere. Dude, che prima di andarsene, chiude la parentesi.
Il giusto vivere
Se torniamo,
Allora tutto s’accende ma
Non esiste il calore che violi
Per nostra fortuna,schierati perché
Quale gioco incolpa la sua natura?
Arrivati davanti ad essa ripetiamo,
se balbettiamo forse,che tornammo e
non fu tristezza l’umido sentire
Oppure
Il comando per sempre non basta
A noi volendo non ridere di lui,e
chiedere di cancellare i giorni
è principio.
Là dove è la norma,rimane
un violento che predica altri,
come un mondo che ritorna
al suo punto,
davanti un posto crede e impegna,
come un giudizio che pecchi,
l’arma comune.
La metà non premia le opere,
fintantoché il demolire rimanga
la poesia che non illude
per l’infamia della sua dolcezza.
Senti.Mento e CavitAzione
Te e grandi occhi.
Pensala co(n.Te)me. Un giorno di pioggia. Come lat(itan)te.
.
Sci_volare tra mani bagna.te.
Aggrappati al tempo più grigio. Più assordante.
Grattala come carta da parati. Vestila come una (O)scen(A)o.grafia.
.
E(x)splicito.
Placata.
In battiti.
.
Thè e bugie.
Cerca ancora di deglutire le intuizioni.
Fra stoffe.
Tra piume.
.
Per_ verso e di_visione.
Ha un'immagine dall'odore acre.
Respirando macchie tra i vestiti.
Tutto ciò che rimane (diluito) l'uno dell'altro.
.
The love is not real.
Illuminata Matifiante
Graffia
Del vuotosotto e tenero cuoricino, e duro
Il tempo di ritorno dal viaggio
D’appunto, contr’angolo:
Uno, due_e_tre, angeli reclinati
declinati al basso
come tempi_e, ripiegati per non
penare, soppesare e
pensare, soluzione lenta al contatto.
L’arancione del tuo letto, ora, si propaga
Quasi onda sul muro, confondendo
Il con
Con il
Confine
Esile tra occhi e il venduto:
Bancarelle a premi e zucchero finale.
Assalti ai saldi ultima occasione
- per non perdere, prenderne
Le comari in gruppo spettinato vociano
Al mercato e della pelle ne fanno mostra
Di retini e reticenti spigoli timidi, dicono
Che loro no, l’oro.
Onestamente, no, e l’urlano impacciate.
Svegliare il vicinato alle ore sette e trenta
Del giorno delle signore perbene
Gracchiano
In tacchi a rocchetto pret à parler
Di una mattina da spuntare.
Le osservi dalla riga bassa intorno alle labbra
Mentre cinichecimici si scambiano
Ricettacoli, trappole per pranzo
Festa di cortile e dei grembiuli, unti.
Intorno, e tutto intorno,
Il piccolo muscoletto nero sottovuoto
Attrae il sangue calamitato
CircoSpettacolo
Svenendo per un biglietto di prima fila
E prima fioritura che nelle vene trova strada
Da smarrire.
Sulla parete, fronte della porta
Ignora e pensa, roteando un dito sulla bocca:
Hai lasciato a vegliare
X fate in ordine
E una che vuole scappare
: È sempre l’ultima.
(ricordati, a questo punto della storia,
di rimboccarmi le lenzuola prima di
andare e dormire
ti dirò nel sonnoveglia
con rigorosa posa eretta:
profumi di caffè e di mare
e poi sarò via, perché so già ora
sarei rimasta, dove tu sei, anima.)
Poeti e poesia viaggiano
Stanchi di aver tralasciato il passato e con moleskine
E una matita, cadauno: l’altro raccoglie.
Il poeta uomo tempera l’ideamatita
Prima di ogni movimento del mento.
E non dice, bugie. Architetta.
Tempra la penna, la sferra.
Ciondola il collier della sua testa.
Cicaleggìo d’estate.
Il poeta – femmina, indubbio –
Raccoglie appunti con una Shiseido
Mauve Brown 5 che non ha Mai.
Mai.
E si lecca le labbra secche Di.
Di
Grafia
E
Si rifà
- è -
Il trucco
.
IAM 04









