23/11/2004

La procedura della luna

 

CONGIUNZIONE


L’evoluzione della luna è
Procedura
Di candore per fasi

Sulla superficie
Di una falce in equilibrio
Impassibile
Esegui un passo nella manica
Che conservi intorno
Al polso.

Di tuo pugno.

Una luna scomposta
Annodata
Avvolta al collo da
Innumerevoli
Frammenti di luce
Bianca riflessa


Su distrazione.


Le unghie aratri e
Della pelle a gradi
Scavare
Intorno, una teca
Increspata

Invisibile l’ombra riflessa
Su sintesi di nulla e anche
Spigoli
Le tue impressioni
Manifestano
Esigenza di silenzio

Interrotta.

Anche questo è un
Iniziarmi
Persino incedere
Di spalle
Rivolta alla calma.

Piatta ed
Impossibile
La recinzione di una rosa
Se colta nell’acqua
Un vaso
Illimitato ad una curva
Porcellanata

Ristagno.

A gracidare per ambizione
E costruire
Un cavo di
Anergia
Sospensione impercettibile
E senza tralicci

Altezza luce
Abbassala.


Di lì alla luna
Uno spicchio d’argine
Rarefatto dalle nuvole
Putride ad ovest
Cariche d’acqua
Inesplosa.

Riesci a intuire
Il profumo di un
Ciclone che
Ansima
E si insinua
Dai progetti astratti
Del suo colore
A tratti


Indefinibile.


QUADRATURA


Frazionare il cielo
Con le mani intrecciate
Come pane

Insegna una parola
Al giorno
Tre, le mura di casa

Imparerò un’idea
Di mira e di vita
E nessuna cinta

Ma essere parete,
La quarta e mobile.

Con due mani
Sole
Tu afferri
La mia vita
Tutta.

Ricambierò.

Cambierò di nuovo.
Come la procedura
Della luna
Mezza e in
Evoluzione.

Folta di notte
Flotta di sogni

Ukiyo
Mondo fluttuante
Fermo.

IN-QUADRATURA


Le carovane di
Nomadi parole
Insidia
Sotto le tende
Riflessi e tenebre
Controluce

A scalfire la monotonia del
Deserto
Ritmo consueto
Rito antico e ricamo.

E
Acquisito.

Inquisito per aver
Indossato per troppo tempo
Il baratro giallo

Ossessione.

Lampeggia ed alterna
La danza come
Un pulsante compulsivo
La luna
Girovaga di uno spreco
Definito e insospettabile

Giro e tondo
A far quadrare
Le lancette
Sulla sovraesposizione
Istantanea
Da quarzo.

E un quarto
Elemento
Imprevisto

Terzo e infinito
Tutto quello che stria
La congiunzione a
Due.

Luna
Analogica e illogica
E l’altra
A latrare contro il muro
Di buio.


OPPOSIZIONE


Parole colate irrisolte
E a picco
Non più punte di diffrazione
E negazione
Comunque dinamico divenire
Successivo a segno

Meno
Una volta in oro zecchino
Insolubile
Specchio fotografico
E attivo.

Insospettabile totalità
Sferica di
Luna dissanguata.

Inseguito
In seguito da
Una costellazione di
I

La costernazione di
I
Tramonto di luna
Panoramica

Ostinazione.

Qualcuno abbandonato
Sulla banchina di
Una stazione
E la vernice
Crosta invecchiata
Di una panchina da appoggiarci
Il verso.


ECLISSI


Con la matita ad
Invertire
Il cielo
Ed un dito a minare
La luce.


E il
Buio


oltre
.




NOTE: traguardata la luna, la ragazza voltò le spalle al vento intuendo dal rossore delle guance che qualcosa era cambiato, anzitempo e che solo gli alberi avevano compreso gli addii relegando le foglie in una forma affilata. Le punte acuite come dita che graffiano il cielo la sollevarono per i capelli e la tirarono sulle nuvole. La ragazza dal sorriso gentile guardò a lungo le finestre imperlate della pioggia della nuova stagione, le osservò schiudersi all'assenza del sole ed appannarsi nel vicolo opaco della notte. Ne scelse una: le sembrava che i treni fossero troppo vicini a quei vetri e che nonostante l'andirivieni delle rotaie non ci fossero partenze, in quella stanza silenziosa, assopita in azzurro pallido. Chiese alla luna soffiare forte e lungo quella notte, gelare i vetri. Per scrivere un messaggio. Lei scrisse: io ti amo. E si addormentò sulle foglie, che cambiarono colore e tornarono tonde. Come sempre. Come prima di quella notte. Come solo lei sola sa.



















































































































































































































































scrive Isabellaqueen alle 17:02 | link | commenti (3)


17/11/2004

pamphlet

già capitato

non so se la prima o la penultima

o l'ultima ma non più

di una delle molte innumerevoli

sperimentazioni di carta

insabbiate rese prigioni

nei giorni dei rovi

sprecate nei ciuffi

di fumo blu autonomo

per cosa s'inciampava ancora

colla fronte sfrontata

che giaceva per questo

per questo giace ora

fattasi perlata

nell'insana ultima corsa

come nei tramonti rossi

di piacere o dolore

o tepore

dubbiosi di davanti,

già certi

di dentro, che la colpa

stava per passare,

col tempo intendiamo

e le cose prendere una nuova

forma senz'affanno

rimpicciolirsi.

(Squadre operaie

con pale larghe

sollevano insieme

il giorno e le baracche,

riparo al sonno e alle minestre,

dove i faggi scaldano

caldiere di brodo e di bitume,

le sere calano come portoni chiusi,

gli operai sui sacchi di paglia

sollevano l'arco del petto,

le costole tornano da basso,

va, torna, questa marea del riposo.trasanna)



scrive galanji alle 18:03 | link | commenti (2)


13/11/2004


DELUXE

io l'impronta ritorta, dicevano del mio Senso del nulla -

- fiumi esplosi in accattivante azzurro

- Non importa cara, meritavano un fine vicina -

Ovviamente mi dissero così per mesi, ad ogni porta - La tua voce - Nessuna mano che stringe lontana di strade -

Voli avvicinati a delicate baracche d'idea in polvere - Spazio inespanso senza pressione alcuna

- Ci sono fluttuazioni impossibili nei ruoli di carne, scusa fondamentale - Dita leggere come vapore, cara

Sogni leccati di morte e gloria nella fine - Aprendo l'uscio da un movimento senza fine

- Udibile spaccato in spazi. Un domani in nessuno -

Mi duole se premo i polsi, slacciando il flusso e facilitandoti la comprensione.

- Una bocca ferita che svende il culo del mondo - Siamo razza deluxe, la più vecchia e propensa a gesti d'estremo gusto -

la Terza è la dissolvenza esatta - gravitò vento di bugie in ossa azzurre

L'intera faccenda venne affidata ad un Gruppo tuttora incerto che vive di simbiosi Sociale, gli uni dall'anidride degli altri, e viceversa dall'ossigeno dei primi -

- Che vestiti si metteranno le povere ragazze alle feste di domani -


Tu ancora in neon di vetri per bocche fottute - La tua voce nei Paesi della terra

- Lusso del fine ultimo, così me la raccontarono quei 2 del vicolo Estremo

Mezzo litro di luce e non più -
Vuoto sui tetti di ferro dell'alba



scrive thespleen alle 12:56 | link | commenti (2)


11/11/2004

 

LINOLEUM

 

 

Lampada home made nella stanza di bambole e scheletri. "Essere e tempo".Disegnando con l‘indice una parentesi sulle lenzuola.

Viola è l'universo e le sue viscere, labirinti di rovi secolari che circondano il letto. Gira la chiave, comincerà a danzare. Dude, che a novembre è una strega, coltiva piante grasse  tra le ossa. Intervalli d’angoscia. Nudità del senso possibile. Pagine e pagine di poesie fitte strappate per accendere fuochi sacri.

Lo Spirito di scalinate e torri, castelli abbandonati alberi morti, di china su tela. Le mani di Schiele. Sbiadita dal gocciolare di una perdita della coscienza. Sempre disposta a danzare, sulla luna vestita d’ottobre assassinato, lungo sentieri di stelle minati.

Affoga l’anima, dolce nell’incapacità. Per Oscurità, che combatte con luminosità un duello, tronfia dell’ira di Macbeth. Trema il trono dello spazio. Anche i cani possiedono inclinazioni all’emulazione. Sul soffitto affacciati visi di "artisti",  con le bocche trasfigurate da grida strazianti, come modellati sull’obesità delle nuvole affrescate. Occhi, d’oblio profondo, con pupille che vomitano insofferenza. Carezze da confondersi con vento forte.

Suona triste il carillon senza la sua ballerina. Ipocrita fa finta di nulla, ostenta la recita dell’atarassia. Il foglio, quello che c’è scritto. Nient’altro che il foglio, quello che c’è scritto. Spessore vacuo dell’assenza, sottile, quanto la soglia del comprendere. Dude, che prima di andarsene, chiude la parentesi.

 

lsb

scrive sileno alle 15:32 | link | commenti (3)


07/11/2004

Il giusto vivere

 

Se torniamo,

Allora tutto s’accende ma

Non esiste il calore che violi

Per nostra fortuna,schierati perché 

 

Quale gioco incolpa la sua natura?

Arrivati davanti ad essa ripetiamo,

se balbettiamo forse,che tornammo e

non fu tristezza l’umido sentire

 

Oppure

 

Il comando per sempre non basta

A noi volendo non ridere di lui,e

chiedere di cancellare i giorni

è principio.

 

Là dove è la norma,rimane

un violento che predica altri,

come un mondo che ritorna

 

al suo punto,

davanti un posto crede e impegna,

come un giudizio che pecchi,

l’arma comune.

 

La metà non premia le opere,

fintantoché il demolire rimanga

la poesia che non illude

per l’infamia della sua dolcezza.

 

scrive wenders alle 22:43 | link | commenti (2)


05/11/2004

Senti.Mento e CavitAzione

Te e grandi occhi.

 Pensala co(n.Te)me. Un giorno di pioggia. Come lat(itan)te.

.

Sci_volare tra mani bagna.te.
Aggrappati al tempo più grigio.
Più assordante.

 Grattala come carta da parati. Vestila come una (O)scen(A)o.grafia.

.

E(x)splicito.
Placata.
In battiti.

.

Thè e bugie.
 Cerca a
ncora di deglutire le intuizioni.

Fra stoffe.
Tra piume.

.

Per_ verso e di_visione.

 Ha un'immagine dall'odore acre.

Respirando macchie tra i vestiti.

Tutto ciò che rimane (diluito) l'uno dell'altro.

.

The love is not real.






scrive Le_Mie_Ciglia_Ballano_il_TipTap alle 13:20 | link | commenti (1)


02/11/2004

 

 Illuminata Matifiante

 

Graffia

 

 

 

Del vuotosotto e tenero cuoricino, e duro

Il tempo di ritorno dal viaggio

D’appunto, contr’angolo:

Uno, due_e_tre, angeli reclinati

declinati al basso

come tempi_e, ripiegati per non

penare, soppesare e

pensare, soluzione lenta al contatto.

 

 

L’arancione del tuo letto, ora, si propaga

Quasi onda sul muro, confondendo

Il con

Con il

Confine

Esile tra occhi e il venduto:

Bancarelle a premi e zucchero finale.

 

 

Assalti ai saldi ultima occasione

  • per non perdere, prenderne

Le comari in gruppo spettinato vociano

Al mercato e della pelle ne fanno mostra

Di retini e reticenti spigoli timidi, dicono

Che loro no, l’oro.

Onestamente, no, e l’urlano impacciate.

Svegliare il vicinato alle ore sette e trenta

Del giorno delle signore perbene

Gracchiano

In tacchi a rocchetto pret à parler

Di una mattina da spuntare.

Le osservi dalla riga bassa intorno alle labbra

Mentre cinichecimici si scambiano

Ricettacoli, trappole per pranzo

Festa di cortile e dei grembiuli, unti.

Intorno, e tutto intorno,

Il piccolo muscoletto nero sottovuoto

Attrae il sangue calamitato

CircoSpettacolo

Svenendo per un biglietto di prima fila

E prima fioritura che nelle vene trova strada

Da smarrire.

 

 

Sulla parete, fronte della porta

Ignora e pensa, roteando un dito sulla bocca:

Hai lasciato a vegliare

X fate in ordine

E una che vuole scappare

: È sempre l’ultima.

 

 

(ricordati, a questo punto della storia,

di rimboccarmi le lenzuola prima di

andare e dormire

ti dirò nel sonnoveglia

con rigorosa posa eretta:

profumi di caffè e di mare

e poi sarò via, perché so già ora

sarei rimasta, dove tu sei, anima.)

 

 

Poeti e poesia viaggiano

Stanchi di aver tralasciato il passato e con moleskine

E una matita, cadauno: l’altro raccoglie.

 

Il poeta uomo tempera l’ideamatita

Prima di ogni movimento del mento.

E non dice, bugie. Architetta.

Tempra la penna, la sferra.

Ciondola il collier della sua testa.

Cicaleggìo d’estate.

 

Il poeta – femmina, indubbio

Raccoglie appunti con una Shiseido

Mauve Brown 5 che non ha Mai.

Mai.

E si lecca le labbra secche Di.

Di

 

 

Grafia

 

 

 

 

 

E

Si rifà

- è -

Il trucco

.

IAM 04

scrive Isabellaqueen alle 16:28 | link | commenti (5)