Re.Ali: Ossige(no).nato Amore
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"Sono alti un metro e "Ho Tanta Se.te"
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At.tendere Lei d.entro una si(N)g(ol)a.retta.
E respirare.
E togliere fiato.
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é ombrelli rotti e scarpe piene di pioggia.
Me.ntire a un letto piegato.
Corpi stropicciati si abbracciano.
silenzio.
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Vedi piro(mani.man)ette nel buio.
Lui (ti) Guarda (in)gi(nocchiata)rare.
Girarla.
Gialla.
P.iena di te.
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Al.tre sfuma_tu!re.
Sfuma e fuma.
Sono un cielo n(on)er(an)o.
Dentro questo.
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Sei la di.stanza che Lei per.corre per entrarti dentro.
Lontano.
Penetrare gin.occhia(ie) e lenzuola calde.
Di spicchi di botte di agrume acido silenzio ritorna.
Ora.
Logora.
Tempo(reggia) rin.corre chilometri.
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Tamponate labbra con labbra.
acqua e ossigeno.
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Giovanna DARK o 4.
Non è importante in che giorno successe.
Faceva freddo e l’alchimista aveva sulle spalle una coperta di piume d’oca.
Nella sua stanza di alambicchi ampolle e clessidre, aveva predisposto un teatro per i burattini.
E magicamente i burattini presero vita e animarono le circostanze.
-“Le onde. Gli amori impossibili.
Che poi amore, amore, amore.
Non è qualcosa di ridonante, insignificante?”-.
-“quanto una scatola di cianfrusaglie”
-“il POI!
che trasforma il presente In un caffèlatte amaro con dei biscotti deliziosi, quelli che nessuno ha mai vissuto, quelli che tutti hanno sempre idealizzato.”.
E mentre i burattini discutevano, il teatro prese le sembianze di una città e si plasmarono Milano, forse Firenze, forse l’una dentro l’altra. Un pomeriggio russo della seconda guerra mondiale. Con le strade ghiacciate e le mini stalattiti sul davanzale. In casa, chiara, come la trasparenza dei suoi occhi. La ragazza che non esiste, che mai esisterà. Di cui sempre si soffrirà l’assenza.
Con labbra carnose naturali e seni profumati d’ossigeno puro, come il respiro panoramico sulla collina di Firenze. Il duomo, il centro, il suo ombelico. Che solo un architetto divino poteva aver progettato così diabolicamente Sensuale. Perché la sua carne era un labirinto dove si smarrivano gli ego dei burattini più affascinanti di tutti i secoli. Uno scenario dipinto con la cura di mani giapponesi. Con la delicatezza dell’acquarello e l’intensità dell’olio denso a colpi di spatola.
Non abbastanza. Da render fine al respiro. Paradiso.
Un momento. Il tempo del profumo inebriante che esala il giorno che si sta innamorando. Un solo giorno. D’amore romantico come Giuliet, come Isotta, Ginevra, Angelica, Lucia.
Nove pollici di noia un pomeriggio di dicembre.
Fiori secchi disposti sul tavolo per creare qualcosa di bello. Qualcosa di artistico che, di fatto, non insidierà la sua tristezza. Fiore nel fango.
Fiori, dentro le canne di tutti i fucili.
Perché nel frattempo le avevano legato le mani e l’avevano portata fuori. BRUCIA LA STREGA BRUCIALA !
Avrei voluto scriverti meglio, e forte, con l'intensità di quella stola che ti avvolgeva mentre. Avrei voluto dettagliare quanto, il dove____finiamo, sai prima o poi nelle mani di qualcunA e siamo quella cenere leggera che ci spinge oltre il vetro. Avresti dovuto vederli, ora, affaticarsi sulle scie dei muri zeppi di tempera esplosa da una bottiglietta spay, mentre con il tallone reggono il pianto. Con le loro camicie belle_et_stirate, i capelli puliti che profumano di pulito, pronti anche a ficcarti una mano ovunque e poi a chiederti 'scusa', con gli occhi rigati di non_si_sa_che_cosa. Dovresti vedere cosa sono diventati, come siamo diventati. Alle qualchecosa di notte a corteggiarci sotto i portoni di casa, a strisciare il profumo sui muri e osservare impotenti il ricordo che ti sbalza fuori.
Li guardo per te, con gli occhi bordati di kajal e sonno, e ci rido su mentre. Tutte le frasi hanno un punto di sutura. Li guardo cadere, con le labbra lucide impastate di sonno. Li osservo, di spalle, giocare. E basta, giocare. Che basta giocare, che tanto poi dopo. Poi, dopo.
Cara A.,
Io sono le piume che ti accarezzano gli occhi.
Bianca, magia
Il posto dei tacchi dieci infranti sul tuo selciato
Fanno rumore ancora alle prime luci dell’alba
E al profumo, inverso, di ciocche composte
E di mani azzurre cortesi.
Sorridi, di un gusto bizzarro e del vanto di
Quante intenzioni sensuali e sale, e margarita
Mentre osservi le linee rosse sfibrare il cielo
Nel tempo delle gentiliCONfusioni.
L’autunno non assiste, se esiste
Insiste
E non più può cedere foglie ai viali
Gatti scorrono le unghie ai vetri
Spenti, nell’evoluzione degli anelli
La ricerca di un polso sicuro e vinto, mai
Conquista terra con la dimensione di un
Forse, leggera espressione di un colore esatto.
Annoiato, questo viavai di confidenze stonate da annegare
In macchina, mentre alla guida spenta di un’auto
Cambi canale per ascoltare le merciEvoci gracchiare
La spia accesa.
La morte viva.
Il ladro spento.
La morte viva.
Qualcuno/Nessuno ti taglia via
Per la vita.
Una risata isterica. E dopo il nulla.
Assistono alla scena un bigodino azzurro rotolato per terra, una cinta di YSL, e la vecchia pelliccia di sua madre.
Alla Magia Nera di Anne Sexton
(e a PMG)
Chimericamente (Tu Tutta)
FREE/time/STYLE
Allargo
su queste figure scomposte
nel Verso
Solo pareti da imbrattare e lacrime da zuccherare
mamma, mia donna non piangere
concedimi tutte le parole che mi sono necessarie
il Colore di un peccato non è mai lo stesso
Vetri Stropicciati
e non riesco a liberare
Perso in un tintinnio di Frequenze a Tempo, Peccando
mi amo
Cerco Mordendo Nubi
nel Bene o nel Male
il Confine è troppo Sottile non lo raggiungo
vuoi forzarmi!
hai una presa tra le Assolate Distese Roventi
Inverso Invento
passami il Sirah ed agita la tua Mano
Non c’è ancora l’alba
disteso tra Onde allo Zafferano.
sporco di Fumo e Tradimenti venendo
risorgerò
Intimismo di maniera, capelli e cianfrusaglie
Voglio Sfidarti
Forza l’entrata, vuoi...
lo Voglio
(vomita Decoltè fino a produrne seno, stringo da dietro, e mano aperta a fianco
e dito d’inoltro a muschio anale, Prendetene a vagirne, nei pugni legati, Tutti
perchè gli amplessi moriranno in piedi supplicando il giustOpposto)
Il Monologo mi Affoga
(ESISTERE)
a volte con grande chiarezza...b/n sfumato, nuances di grigio, update in corso
a volte mascherato in paraventi, ventagli, censure
orientarsi?
fare il punto, si...
fare per evitare di definire rigidamente
una volta per tutte, il fuori e il suo caldo ipogeo
che pelle hai?
Forzare il Verso,
ma quello poi tornerà indietro ad Imbrattare Pareti
Macchiare di Nero, con Parole che non Vogliono proprio Scomparire
eludendo frenesie, riesumando infanzia, mortificando speranze
poiché...
"...Io ho un lavoro, mamma
Ho la mia fiera da mandare
Avanti,
Si ho preso il latte,
Si ho pulito i denti,
Non vengo dalla nonna
Non so leggere l’ora
Non so scendere i gradini
Ma so tenere per mano
Solo l’indice,
Ma crescerà vedrai..."
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STELLA CAVA
Mi bruciò dentro, in milioni di corpi
Attimi che registrai e persi
erano un milione di vivi bruciati dentro
una stella che assimilò infamia e bellezza
amante d'angolo a secondi,
la pioggia di carne
scesa sul viso dei miracoli
e la soluzione più ovvia
essendo in pezzi,
meno della somma di questi
Camminammo per la strada raccontandoci di aria fratturata,
nulla, e ancora amore
Venendo digerito o scritto, per non diventare solo
ma non quel che dici "solitario"
la solitudine è una struttura doppia
- per cui sono uno -
altri parlano perchè io possa stare in silenzio, intendi
nella notte dalla gonna lunga
Polvere di immagini che fecero volare
attorno un'idea stantia di attimo,
Coltelli da pane nel cuore del giorno
Spettegolarono tutte le ragioni per coordinare -
Neonati, fino al germoglio
dal cemento in ogni cuore da due giorni
di artigli instancabili
fumi del sonno dal calendario del controllo -
Ad ogni modo un'idea nuova ,
e ancora nulla
dai cervelli del disastro
Ferri pronti a sentire proposte -
l'odore del tempo nella stanza
scorso veloce dai buchi del treno
Non volete sapere della stella cava?
Il vento controlabbra
Il fiato girò nel senso E della notte ne, avvistò
I raggi, annegai al limite E senza ritorno, respirai
So, potrebbe sembrarti statica
Questa metodica danza delle mattonelle
È probabile dentro l’ora buia della notte
Abbia paura, i lupi e le civette sulla soglia
E gli infissi scardinati per cercarci vivi
Alla fine del vento, soffiami, sii gentile.
Poi riprendo.
Che impronta avanza Ora che la lancetta
Sciolto ha il tempo al mio Collare, bisturizza gli anni
Dimentica gli amanti andati Indossati, bevuti a buccia, specchi
Le, mani a rimando, passano Avanzano sulla tela, fotobriciole
Vederli sfilare in fila disordinata
Senza preavviso: a cosa mi siete
(di alcuni non ricordo il sapore, non)
Rimasti incollati oltre la vanità del
Momento di sapervi, conquista, e.
Il codice a barre intorno alle labbra
Passa il lettore, e le pagine, la lettera
Dimenticata sui letti di corpi da
Reclamare. Io ti reclamo. Se non.
Inverodissimili, comandi Zuccherovelo rappreso
Grumo e sanguino bianco Dal cuore ho, soppresso
Dissimulo, ingoiando il nodo
La sgradita sorpresa di esserti
Improvvisamente offerta, in dono
Intono la filastrocca dei nastri
Vedi, mi appresto nello sfoggio
Perfetta lobi e polsi, tendo il collo
Al quasi sentito, e scandisco esatte
Le geometrie di questa difesa. Non.
Accusarmi: l’abbandono è condizione di
Invalidità permanente per chi resta. Qui.
Mai vorrei dirti che posso (non) Leggerti nel fianco di una sola
Nota, e orma, notala a I piedi della paginaprecipizio
Deconcentrati, come gocce
Nel suono delle minute, riassunti in
Parole, non così in fretta. Dimentica
La stanza viola. Ho tinteggiato i muri
Di bianco per esploderti il candore tra
Le mani. Potessi, io, ritornarti indietro.
E allora spezzetto il pane, briciola per briciola
E mi accascio nella parte più morbida del cemento
E tento un calco con il corpo, per resistere alla voglia
E per desistere dalla, fretta di. Fammi entrare ora che
Non ho scarpe, e non ho impronte, e non ho sangue per
Alzarmi, fino al bordo, in questi istanti di vento,
io mi manco
semplice.
Mi arrogo il passo della tavola tua Bocconi, a palme ignare del
Futuro scritto a pelle e fiore Sceneggiato da teatranti distanti
e
sorrido
per
errore
.

un po' di cose su tavola 40x50
come l’onda il buio avanza e si mangia tutta la terra e diventa di buio e le teste e le cose galleggiano come strati di catrame tutti ancora da percorrere nel lavorio lungo e lento della morte e stanco come me con gli occhi a vedermi dove sono lento dentro come la terra quando aumenta calma e cancella manti e rinnega file marziali di tonfi delicati, di pose, ma noi sempre gli stessi, le mani tese ai saluti domenicali, nel buio delle feste le spose









