Muore per l'inerzia
oggi il vecchio.
Sta lì, sulla stessa sedia,
leviga rimpianti.
Gratta scaglie di legno
con l'unghia del mignolo sinistro,
una per ogni tramonto.
Sta tutto lì
il dinamismo di cui dispone,
il viso finalmente vuoto di vita,
le carezze della vita,
chè il male lo ha salvato.
Mi chiudo la porta dietro,
lo muro vivo.
La tensione esterna,
schiaffi di primavera,
prima vera tenerezza.
Tutto chiuso e serrato,
neanche un'ombra, il contrasto stride ;
il cielo langue ,
il cielo ancora langue.
Il vecchio lumaca dondola;
i suoi strati d'adipe immuni
al maggio bardato a festa.
Piccole spine
d'ansia graffiano
la mia coscienza,
ma io parto.
Io parto.
Lo disse anche il vecchio,
mi ricordo. Lo vidi,
più esile di sempre,
sfocato,
in cornice di porta aperta uscire ,
dalla stessa porta
darmi le spalle,
da quella porta vederlo morire.
Rettangolare addio pensai.
Poi tornò una sera.
La guerra, mi disse.
Ma non vedevo cicatrici,
non ce n'erano.
Ed ora ,che vorrebbe mostrarle,
non le trova.
Muore oggi il vecchio,
l'inerzia lo travolge,
si adopera di vuoti,
di vacuum system:
i vuoti succhiano il buio dalla luce.
Lentamente, allucinanti,
allucinanti contrasti.
Luce che ci sfugge,
che se ne va.
Buio sempre più buio,
così nero da sembrare cieco.
Muore per l'inerzia
oggi un vecchio.
Sta lì,sulla stessa sedia,
leviga rimpianti.
Sei solo ora,
la primavera mi urla,
sei solo!
E' vero.
© g.
[ *Galanji ]
Basquiat 2005
Jean Michelle sfondo rosso
Jean Michelle un pugile e uno squarta prosciutti.
SAVONAROLA.
SAVONAROLA.
Lugano piovosa.
Un fiore nel lago. G. Un fiore nel lago.
Acrilico e rulli.
Grassi pastelli. Grassi.
JEan Michelle sfondo Azzurro.
Jean Michelle manzo e quarti di bue.
Edgar.
Andy.
Lugano e le sigarette VERY EXPANSIVE.
Streeter di passaggio.
Politica, filosofia.
Pasqua come un ritardo.
l'essenziale che esige attenzione.
Prometeo tra i palazzi.
Karma boy insinuandosi.
Fuoco alla mano. FIre on hand.
GLi dèi impotenti.
Gli dèi delle Rane. Di Aristofane. Di Ronconi.
Boccata avida. Boccata per la morte.
Fiore nel lago. G. Fiore nel lago.
Con la nebbia. Con l'umidità.
Jean MIchelle
sfondo nero.
© Lsb
[*silenzio dei piedi]
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" ???"
Olio su tavola 60x100cm
©2004 Miriam Fellini [*Morfina ]
(non)Senti(che)menti(?)
Ancora la notte
dalle labbra rosse
s'inventa mio scheletro,
livido nascosto
dietro la curva dell'orecchio
per necessità
Non voglio più ascoltare
di lune dimenticate
dentro la ruvida cornice
di stelle spaiate sul soffitto
ché io sola sentivo
pasteggiare lunghe ombre
accavallando le gambe,
come sentinelle pronte
a graffiare l'origine di vecchie storie
Ed ora che ho abbastanza
nomi, cognomi e proverbi
per un destino che non ha casa,
non voglio aver più sguardi per rivestire
la bugia di una notte a metà
.
[ *Venus in furs ]
Scovato
tra pugni
Di sabbia...
[tingerò le pareti di grigio per nascondermi tra le nebbie]
mantiCore Roventi
trovano roghi su cui estinguersi.
[e non riesco, non riesco a liberare la loro melodia]
Intimismo di maniera, il monologo mi affoga
[tingerò quelle pareti di rosso per tramontare inquieto]
Detrimento e maledetto sei il mio sapore nascosto, contrazione equidistante
[muto il respiro, potrei assordare il silenzio]
Ho un albero dipinto nell’orecchio,
e alcune di quelle
bolle vuote,
ho un grandarmadio, tre porte,
lo zucchero nel sale e un tre di cuori
mani umide lavate appena
gravide dal tocco inruvido
quando non fanno troppo rumore
e saprebbero come suonare
e un ronzio sopra l’ortica dei baccani
nei piedi trenta passi imballati
è sono nell'oltreverso
sono...adesso
sai quando la facciata fa rumore?
giusto il tempo di battere nelle arterie
e non sentire, perchè scoprire il gioco non costa esercizio
ecco la penitenza,
farti radere qui () per
snaturare la perdita della sensazione
staccare con un dito il dolore
Fate silenzio
Mentre mi sfiorano
Se non parlate e non scrivete, non li sporcate con il giudizio
Fate silezio tra le pareti
e di sentire la polpa, come leggerne altra non mia
ne ho abbastanza dall'idea di scrivere,
ricurva frutta schiacciata all'angolo,
l'istante prima il gomito a volta sopra la testa
e la bocca contorta
per vibrare l'unico colpo,
mortale.
semi dispersi nello schianto in cosmesi cellulare deducibile
fidatevi.
polpa,
cosa se non questo.
pura illusione ottica il resto.
Ne ho così tanto del suono di una parola qualsiasi,
acqua di rumore che schizza tra denti affamati per
farsi slavare fuori e far spazio,
nettandomi tutto
occupando il palato fino a non saperne più il sapore,
a mancare la forma con l' occhio
sconvolto dall'eleganza dei sensi uccisi
per una riga esatta nel posto sbagliato,
fermo a succhiare dita sporche di istante senza nulla cavare che
vuoto
resto
incoscienza d'animale
assoluzione spersa in pieni a buon rendere
altre parole
Lobodilattice ha il piacere di ospitare Sabrina Priolo [Lady Lazarus]
"NON c'è TRUCCO"
Daccapo.
Esauriti i dispiaceri
mi dedico agli sbagli.
Sono particolarmente abile a riguardo
e i guai fanno anche abbastanza scalpore
per poterne ricavare qualche riga
da scrivere e compatire.
Mi sono data un’occhiata intorno
e so bene
di non essere seconda a nessuno
nel commettere errori,
nessun avversario da temere.
Qualche complice inconsapevole e divertito,
casomai.
Da ottima prestigiatrice
faccio scomparire in un attimo
ciò che di più buono possiedo,
e,
vera magia,
non c’è alcun trucco
a mia discolpa.
Solo accidia,
birra,
noia,
e forse
un po’ di tristezza.
Et voilà.
"ESSENZIALE è FARSI TROVARE"
Meno male.
Temevo di aver perso tutto per strada.
E invece mi ha seguito fino a casa.
L’arcobaleno, intendo.
Un gigante di arco,
una virgoletta coloratissima che sorprende l’infinito,
il mio vestito nuovo che ripongo sino alla fine del lutto.
Se poi non saprò indossarlo
- dopotutto sono stata disegnata in bianco e nero –
poco importa davvero,
perlomeno però
voglio trattenerne il riflesso cangiante
tra i segreti dell’iride opaco,
poi,
seduta sull’orizzonte,
aspetterò che il sole cali,
e venga a tagliarmi la testa.
©SabrinaPriolo
per avere informazioni sull'autore del testo scrivere a lobodilattice@hotmail.com
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"Quanto basta è abbasso"
Olio su tela 50x100cm
©2004 Lsb [*silenzio dei piedi]
Hotelussuria
Orpelli di pelle
inbevono fantasie.
Spopolano amazzoni
nelle notti a metà.
La gamba si flette
si inarca un sopracciglio.
Sui bordi
ciglia addobbate in attesa,
nel mezzo
quattro ruote
portano a massa le vili velleità.
Caleidoscopio
di catarifrangenti
e portafogli aperti.
Alberi e albe
alberghi.
Finestra aperta
sulle stanze neuorpatiche.
nell'atrio via vai
di navigate natiche
e arbre magic
di traverso nel naso.
rintocchi di sciacquone
scandiscono
le ore.
Albe e sipari a seguire,
sbava il guanciale
invano vago
di vano in vano.
Mi sfinisco,
ricado sul divano,
mi svago un po'.
in collaborazione con:
prosecco di Valdobbiadene & Focaccia (di quella unta)
Get.to.(Down) di colla lustro
.
Morsa di denti stretti.
.
Ba(ciare. I)gnare pelli.
.
Tentennando unghie e vesti.(me)menti.
.
Si rimane so.spesi
Ferm.I(nermi)
A desiderare.
.
Pun(gono )tando
le ombre con un dito.
.
Rincorrere l’ ordine.
L’ abbandono.
.
Le scale.
L’amare.
Nascondersi.
.
Serie di parole.
Da scrive( ne)re e (re)citare.
Graffiano cornici.
.
Tutto ciò che c’è attorno poco introduce
al preambolo.
.
Dita nella pelle.
E ancora tonalità di grigio.
.
Distor(te. Inci)sioni.
.
Dita tra le dita.
Vecchio metallo sulla lingua.
.
Piene salivazioni
Prendono una velo( atro)cità ottusa.
.
F.orme si districano.
Tra segni.
.
Sospiri logorroici
uno dietro l’altro.
Seguirli
Spiando d.iste(riche. )nsioni.
.
Incastri.
.
Quiete in.
Quando loro.
.
E Lei prende luci tra le mani.
E Lui riconosce profumi lontani.
.









