29/06/2005

ISTINTO E SCIAMI

A:
"E’ solo un interno coscia
Dimenticherai in fretta
come ogni impronta lasciva
bagnata."

X:
"Si muove ai bastoni
striscia nell’aria
di braccia e gambe
tattile al suono curvata,
e di rosa tatuata,
si apre bocciolo sudato."

A:
"Ricordi? Petali anche per lei.
Petali per tutte
Non siamo in autunno
La danza di Annie la Rossa appassirà
sangue in altre mani e in altre superfici."

X:
"Mi confezionò dolcemente
e mi nascose sotto l’albero
prima delle sua festa
Concubine di
Stirpe maledetta, dicevano le voci
ed io dicevo, amando, dicevo."

A:
"Sono i Sonagli
Che appesi ai capelli
attirano i soliti clienti"
dicevo, soffiando, dicevo
Caduto il Prurito Depilato
Tra l’Inguine,
la Noce moscata e
una sàmara secca
Eccesso di terra
Eccesso di sangue
Eccesso di viscere"

X:
"Voglio sempre la notte ai suoi fianchi
per contrastare quel vuoto Nero
come un pallido deserto geloso
di un contadino che miete infanzie
La corona di ghirlande,
è un funerale di ombrelli
aperti alle piogge d’argilla
che edificano tumuli bianchi
alla figlia della baccante,
nata storpia
Accesso, d'Eccesso, Adesso
mia massima culpa
è l'ultima stagione delle rughe"

A:
"Puttana.
In giardino pensile
al limitare della scala
Unghie smaltate Carminie
Russa Cirasa
Tra vuoti indifferenti
Per questa piccola
Adulatatrice in sangue
Uccidi il Desiderio"

X:
"Rintocca languida
E conta precisa
Con le mie labbra
Appese, succhio per
Non essere cancellato
in pochi secondi
infiammato da mutabile coscienza
in cui non comprendo più il mio nascere"

A:
"Entra con me
Tra i profumi
Di questa vasca
Di sapori e sbavati
vapori vogliosi
Stagliati nel caldo
Un ombraminaccia
Ha il tuo stesso mantodore
E la stessa arma tra le
Mani, devo averla vista
Altre volte, confusa e
Trattenuta da un filo
striscia a morte, mio Caro Fratello
non conosci ancora la sorgente delle tue lacrime?"

X:
"Puro mentitore
Amerò anche la morte
Scoperò anche lei
Penetrando le sue ossa.
Ne sento il gelido sentimento
Prendo l'aria, prendo il volo
E' nei miei poteri.
ISTINTO E SCIAMI
Giovane suono
il mio giovane suono
Stringendomi alle sue
Orbite vuote cui
Tratterrò la mia Vita e la Sua..."

(...al mio caro Fratello)

scrive a_999 alle 00:35 | link | commenti (6)


28/06/2005


                                   Interno notte con Diva
                                     olio su tavola 80X60
                                © Miriam Fellini [* Morfina]
scrive sileno alle 00:33 | link | commenti (3)


26/06/2005


DISORDINI ORGANIZZATI

 
nell’oblio l’occhio fisso del ciclope
d’imbarazzo e virtù le dita sporcano i muri
di marmellata alle ciliege e il suono si sbriciola

se si potesse specchiare la propria felicità
nel lago le foche di basso profilo
cingerebbero il rosario fra le pinne annegate

un burka abbandonato sul ripiano rettangolare
rievoca melodie sugose sporcate di malto
e la ragazza amara scopre il fluire crostaceo delle perle

un fucile appoggiato al libro di catechismo di mio figlio
ha fame di munizioni e delicatezze semi serie

l’olio gocciola nella mia bocca
mi cario i denti
mi ribalto le vertebre tese un pò nel nulla
e la libera espressione è il sudario dell’Arte
pienamente stilizzata

le dita di mio figlio stridenti l’usignolo meccanico
senza penne e con una sola piuma conforme alla dittatura del pagliaccio balbuziente

uno schizzo di vernice e il mio sangue si appanna nel fiume

 

 [ *Pazzia in affitto]

scrive FetoMobile alle 17:57 | link | commenti (3)


23/06/2005




                                     Lira di dio
                   tecnica mista su tela 50X70 cm
                        © Lsb [*silenzio dei piedi]
scrive sileno alle 01:58 | link | commenti (5)


21/06/2005

Sara e l’estate

 

E via con gli orari da rispettare, quelli di sempre, che se hai mezzora in piu’ te la fai valere, insomma l’illusoria idea della compagnia.

Fu lunga aspettare una nuova estate. Di partite al pallone e gavettoni sul piazzale della chiesa. E quel richiamo d’arte che tra un gelato e l’altro si rapiva i miei pensieri.

E poi il cielo. Sempre uguale e cosi’ diverso ogni giorno che passava. Le nuvole, con i suoi nuovi colori sempre meno bianchi e sempre piu’ sfumati. La schiuma del mare e la luna. Una birra e un toast come i grandi al tavolino coi piedi finalmente liberi. La sabbia e l’odore della brace a segnare il confine tra pomeriggio e sera. Le partite al bigliardino tra le sei e le sette con il giullare, il bulletto e le ragazze intorno. L’aria e il suo profumo mescolato al mare e alle creme solari. Vecchi sulle panchine in passeggiata a caccia d’ombra. Bancarelle di dolciumi, odore di fritto e signore in abito pronte a ballare e sudare tra fisarmoniche popolari fino alle due del mattino. Un pattino in lontananza, che pensi alle case della Grecia cosi’ bianche da far brillar gli occhi. Il sorriso dei gestori tra ristoranti pieni e pizzerie stracolme. Le cabine, i lettini e gli ombrelloni chiusi in fila per riposare una notte appena.



Sara non era bella e mi voleva come suo fidanzato. Consapevolmente accettai.

Uscimmo insieme quell’estate, in piscina, ai laghetti, al mare con le canzoni dell’amore nella testa. Ero giovane, molto giovane, tuttavia notavo goffe le maniere di risultare interessanti adottate dai miei coetanei. Rimasi in ombra. L’estate passo’e un nuovo anno di studi gia' m'aspettava. Non svecchiavo il guardaroba. Con Sara fini’ d’inverno. Qualche telefonata serale in autunno e poi nulla piu’.

Ma non era mai iniziata.

 

 

 

scrive polena1974 alle 18:55 | link | commenti (3)


17/06/2005

(g)Ode

- Voci in Corridoi di Corpi Farciti -

Stringimi la mano fasciata sotto un cielo qualunque
sai bene quanto la facciata possa fare rumore, adesso.

Qui è la finestra che respinge chi sta fuori
shhhh!!! Dormono i re non fate rumore
dormiamo, giusto per appena un sorso di quiete,
hai dei panni da stendere domani.
In penombra è costumanza sfuggirsi dalle mani, nei rumori

appesi all’imbracatura labiale
così l’ottone protegge l’autunno d’ogni spiffero
la mia casa è solida, di madre ho tracce sparse sui libri,
i soldi nel sacco a pelo, il viaggio condito con pane e sirah,
un quadro falsorilievo che bussa alla porta

grande Orecchio
Dipingersi con le unghia è facile quanto frugare nel letto dappertutto.
Prima vennero le fragole poi i deserti, poi l’ombra dei sorrisi, poi le folle acide,
al settimo giorno l’uomo inventò i sigilli e li chiamò proclami.

Com’è che fai miseria di questo verbo,
l’hai scartavetrato sui davanzali, tappeto per le briciole dei piccioni,
ecco qui...
attento ai tuoi figli dico,
ed il coltello avrà ancora miele per i lupi,
che leccandolo famelici moriranno esangui.

Giallo di jet set, coinquiline senza pere,
giunchi secchi sui divani
ti prendo, non ti prendo, ma ti inseguo
Ecco l’aroma,
l’umido giorno che scopre a sorseggi adagio le sonorità di un falso pianoforte,
il tappeto pronto per l’arrosto,
Matisse e due matite sopra un letto d’attori e la balena bianca che non morirà mai.

giro giro tond

uhmm labbra ingiallite, come lo sai?
"Sono secche da alcuni giorni e
smettono d’investire sui fischi"

giro giro topo

- --
Comincio dal Padre:
"Qui non si caccia, divieto frustino fruttato"

Non è tanto per cominciare quello che volevi!
"Si ecco tutto, tira tira che ci vuole buon senso e sale
giusto giusto per trovarti una casa e smettere di guardare"
IN-comincia
"Pertutti i collari di ferro..i culi snelli non sono per te
corri smagliato perchè non avrai altri germogli sotto le narici"

- --
Appendimi parco tra gli spicchi ma non dondolare non resistermi
sei crespo, riccio topo qui è il pollaio
qui c'è impudicodordarena:

Allora Tristano, io dico che
dobbiamo combattere d’io eroe
rasato schiavo per la zia Narcisa

Il piccolo esercito venne di meno
a bagnarsi con i tumori, di poco tempo seme poco sento godo
poco tempo socchiuso,
grazie ma non rimango con te
sto morendo stiamo morendo
le cellule si scopano tra loro
vuoti nei caldi d’amaca,
l’affitto del piacere, prude
la fitta muore,
a terra la suora tredicenne a terra
a terra per farne l’ultimo palco
inghiotti il cordone inghiaiato,

ma si, fammi questo benedetto pompino,
e poi tira la catena
ai piedi senza peso senza nome, quei piedi
d’io malato scannatore perduto nel sole
volerne emettere suono ancora.

Spingervi dentro a lingua corta
per dirne soffocando...
Io Godo

Caro il mio empirista
vieni nel cappello
Come se il mondo fosse vuoto
Infine lo indossi lampeggiando
Dentro vasche di gambe innate in forma di 9x

Nell’acido reticolo mestruale,
a perdersi tra rive di labbra
e ciocche sgridate con forza.

I cervelli Sono Esplosi Tutti
le impronte dell’umanità sono state raschiate
dai fondali di calce opaca
gli unici folli a scaldarsi dall'Esterno
cantano spenti fiatati morti

- Spenti fiatanti morti.

Fatte di clorofilla anche loro
la luce è troppo forte per chiunque
Anche per un narratore organico
Cristo(in)Sensibile come il sottoscritto

Così siamo al sipario
D’un SovrImpianto Culturale
a pulsante atomico
Scure Chiudi Mente
tintinnando frequenze a tempo

Così un valzer culla fino alla fine
Lo sapevo
che l’Oltre è sempre Armonia
Così nel fischio tradito d’assassino
Vi ho perso(perdo)

Tre volte sui Vetri del Sogno
Tre Volte su Inverno
Inverso, Inverto, se vedo Invento
Non è completamente colpa tua my brother

Io e la lingua tuttuno peccando

Così come tanti di stirpe preAdamita,
mi sono amato per essere divorato
nel pallido silenzio d’una folgore ormai estinta.

 

scrive a_999 alle 10:36 | link | commenti (5)


11/06/2005


                          Democracy 2005
                tecnica mista su tela 50X70

                  ©Lsb [*silenzio dei piedi]
scrive sileno alle 12:49 | link | commenti (1)


07/06/2005

Con Maddalena un pomeriggio 

    

Atterrito. Eccitato. Senza parole per aver trovato quello che non pensavo di ottenere.

E anche di piu’. 
 
 

Presto ci trovammo dentro casa. Giocavo con le chiavi nella tasca dei pantaloni e ben sapevo che le avrei inserite nella toppa. Una birra al tavolino, baciati da un gradevole sole di fine maggio. Appena finito di bere, salimmo in macchina e pochi chilometri dopo ci trovammo a letto. Ormoni impazziti vagavano per la stanza. Il letto sudato ospitava maestra e alunno. Principiante, nevrotico e precipitoso. Solo interessato a togliermi lo sfizio, shockato dalla forza dirompente di Maddalena. 
 
 

“Sono la tua porca!” mi disse con le mani impegnate ed io esitante le risposi “Si! Sei la mia porca!” 
 
 

Era la prima volta in una circostanza clandestina che mi uscivano quelle parole. 
 
 

Mi sentivo violento, padrone, sporco e traditore. Godevo. 
 
 

La facilita’ con cui  sprigionavo me stesso, la mia fantasia, mi sorprendeva. Ero bravo cazzo! Mi dedicavo disinibito, muovendomi tra le gambe, i seni, le labbra. Figure geometriche partivano e sparivano su quel corpo in balia. Come un bravo meccanico che stringe un bullone, cambia l’olio al motore e tiene in mano uno straccio. 
 
 

Avviluppati a sinusoide io con lei e lei con me dove l’unico soggetto era un noi che diventava maschile singolare. Un groviglio. Una cosa sola. Era sesso. Era sudare. Piu’ dare che avere. Una mescolanza di abusi concessi e ricambiati. Con rabbia e frenesia, con brusche accelerate culminanti in urli sfrenati da parte sua. Io che sentivo partire quegli urli appena prima di udirli. Io che li sentivo da dentro. “Ecco ora grida!” – pensavo -  e lei vibrava e urlava la gioia di un godimento vuoto. Siamo stati un’ora, un’ora e mezza.
  
 

“Oh! Madda! M’hai fatto star bene!” le mie prime impressioni. “Oh! Madda perche’ ci siam visti oggi!” due giorni dopo pensavo. “Io convivo e tu sposata, cosa ci siamo visti a fare!”. Non mi quadrava. 

Eppure era stata una giornata speciale, ho imparato di piu’ sul sesso o sull’amore. Boh! Non lo so. Qualcosa c’era pur stato di vero. Ma i baci del dopo non furon poi molti. No, non ci sono dubbi, era solo sesso.

 polEma  

scrive raskolnikoveye alle 15:48 | link | commenti (5)


04/06/2005


                                                            ???
                                           Olio su tavola  50x60
                                       © Miriam Fellini   [*Morfina]
scrive sileno alle 14:37 | link | commenti (1)


02/06/2005

RESET

Gratto i muri.
Nelle unghie gli umori nascosti.
lacci slacciati
con le 4 freccie accese
il rischio è  destare parenti
latenti aldilà delle pareti.
socchiudo gli occhi
vedo fondali,
sfondi desktop.
Entro ed esco
di icona in icona,
di bar in bar.
space .enter

Scaffali affollati
calcare nelle arterie
vado in debito di ram.
Rum e Calfort
guidano la conversione
di quaderni a righe in quadretti.
Pallido palliativo.
Gli intervalli di due ore
non sono indicatati per un degno riposo.
Sollevamento tapparelle,
svitamento lampadine,
spremitura agrumi.
E' bene mettere sotto pressione il fisico.
Le scoperte nn avrebbere luogo.
Più scoperte avvengono
più solerte nel rifornimento di coperte
la protezione civile
deve essere.
Essia.Come sparabola il messia:
"Il comportamento incivile
di alcuni
denigra i secondi e successivi".

ctrl+alt+canc

scrive raskolnikoveye alle 16:55 | link | commenti (4)