30/08/2005

illogalmente

Fra Casso ed il Melograno Menagramo

scrive raskolnikoveye alle 04:49 | link | commenti (3)


27/08/2005


LombardiaParanoica

 

Bel Bambino wodoo avvolto nella spirale

spirale lunzuolo

lenzuolo di fumo di escrementi

Incomprensibile
è lo spazio occupato
il tempo vissuto
la dimensione
delle mani e dei piedi
che toccano superfici si appoggiano
scendono scemano scivolano
tipo melodia
o canto cromatico dei toni
sussurrante che non è mai abbastanza
la cura dello spirito

della linea
disegnata con
dedizione

sintetizzata leofilizzata
setacciata depurata
fino all'intuirsi di

una Bicicletta rossa,
attrice con le scarpe verdi,
nel bel mezzo della strada metropolitana,
con messaggi ecologici
tipo
"LO SMOG NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE,
LE AUTO UCCIDONO!"

e un bel cappello,
che guai se lo avesse perso,
in stile liberty

su una cartolina a sfondo nero
lasciata cadere distrattamente
da una passante,
con dietro scritto

"sta così.
Girala per sapermi".


[*silenziodeipiedi]
scrive sileno alle 17:41 | link | commenti


22/08/2005

who killed poetry?
scrive thespleen alle 19:58 | link | commenti (5)


20/08/2005


                                                Senza Titolo
                                               Olio su tavola
                                    ©Miriam Fellini [*Morfina]
scrive sileno alle 23:49 | link | commenti (2)


17/08/2005

Nel rumoresuo della stanza, manicemento con lo

Ci spostiamo sul sentiero di un mese
nuovo, giorni a solchi neri nei varchi
di un vetro smerigliato, l'affanno:
è mia abitudine unire la bocca al freddo
e lasciarmi impronta e senza usci di case

cercami all'indirizzo dei tetti spioventi
la moda delle spalle, imbastiture intirizzite dai primi
- si gela, lo senti nella pianta del piede
che non ha radici, no, né regole di passi -
freddi e nel chiarore, restiamo.

Il tepore della polvere per la nebbia
è impressione a lastra di poterci
dimenticare guardandoci nelle punte delle mani
scuoti la testa mentre mi chiedi se
con un vaso e rastrello sarei capace di arrenderti

fiore, o una spina, comunque pugni serrati
suppliche, come nelle processioni del paese
le donne, in scialli e aroma naftalina, pregano
per le figlie, calpestando le chiazze di cera
delle promesse, le promesse figlie.

Leghiamoci le dita per non dimenticarci
indice a nastro. Non siamo forse scuse
o perdoni, e ti chiedo di mostrarti e
dimostrarmi l'insicurezza di un sinonimo:
di un dialogo preferisco essere occhi.

Immagino o solo emani nel polsino scucito
- di nascosto ti ho spiato staccare
fili da asole, e spuntare aghi al tuo accendino -
magari possedessi la certezza di un punto
o croce, ferma, immobile saprei amarti, e da lontano

rincorrermi riconoscendomi
ho inciso specchiere
affinché confondessi le lune
a punti. Il soggetto è trascurabile ma:
puoi, tu, risalirmi piano?

Mi hai portato in dono un davanzale
e l'ombra di menta, il dettaglio del profumo
emaniamo corpi, e siamo foglie, mentre
dentro piove una stanza, diluvia
confondendo l'argine a muro.

Imbracci la mano, la vendetta
e così siamo, collezioni, ritagli
Le mani, il fuoco
Fucili, o colpi, o soli o
Salvi.

E mi urli piano
Di non temere né guerre
Né inchiostro ma solo il cemento
Che lastricandomi
Seppellisce le città antiche.

Da dove, ha origine il freddo?
Mentre punti gli angoli delle sillabe
Blu, corpo a corpo dieci, quasi tacco
La fretta dei fogli negli appunti sparsi
Che il vento sfoglia, riconosci il fruscio

Dell'abbandono
Nei corpi
Sedotti per gioco.

In fila, le orme brunite arrese e
Timide delle mie ultime sere
Si stemperano per l'ora di te.

Isabella Anna Matera - 05


scrive Isabellaqueen alle 12:57 | link | commenti (4)