mi dimentichero' di te
i tuoi tacchi
il vestito intenso
il bacio all'angolo
pioggia fine
il tram che passa
delle tue mani
mosse a quiete da onde fumose
St.Lorefice (Prossima Fermata Nostalgiaplatz)
MEtroLabirinto
Chiusa nella torre
chiusa dietro cento finestre
il museo dei barattoli
di silenzio e solitudine
linea che non puoi assecondare
che non puoi oltrepassare
Testa tra le mani.
Alla fermata dell'autobus era ottobre sotto la pioggia
la fine dell'arcobaleno
la memoria che non ha spazio
Proviamo solo ad essere noi stessi
facciamo che il mondo si adatti
tutta l'energia come quando fiorisce
come quando fiori e spore sapore di Hash
dita sul piano ancora desidèri
significa mani e piedi
Che esplode dentro come un cicciolo tra i polmoni
una siringa lo sterno, stantuffo,
ben posizionata lungo le pareti della laringe.
Fallico con tutto quel che implica penetrare.
LAccio di cuoio tra i denti goccia di sudore tempie.
le idee al caldo
Troppe fermate.
Inutile che sorrida, inutile appendere i tagli.
Non è lontanamente comprensibile
ed è volontario.
Lsb
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...
Olio su tela 60x80
© Stefania Castoldi
[* 3-ska]
a.fasi.a
arresa
riva, a - e bianca
dischiusa nel, conclusa.
ora io, E senza tempo
incompiuta e piuma.
- respiro –
mi manca
articolo determinativo
maschile, E singolare.
prefazione.
Vorrei essere sabbia
leccare il vetro di un finestrino
mobile, fotoEgrammo, leggero
non contarmi, su.
se riesci, Sentimi.
seduta, piedi crudi di pelle
le vicende, passi, impronte digitali
passiamo, passeremo, come ogni notte
respiro
- mi manco -
abitacolo bianco di nulla dipinto di bianco
osservata da bocca estranea
ricambiare, vuoi poi - tentacolare-
dovrei, cambiare di nuovo.
se puoi, Ascolta.
epilogo.
mi basto, nel leccare l’ossessione di fingermi
sana. Perfetta su questa passerella riflettore
succhiare il tempo come bastoncini di liquirizia
fingendomi la notte e le ombre dei muri
si sformano sotto, il peso delle nuvole
un presagio
.
riepiLogo
parentesi aperta io qui virgola come gusto nullo
nella bocca duepunti scambiandoci lingue due
leccalecca punto parentesi chiusa
marciapiedi tapirulan
pedoni pesi piuma
nei materassi segregati.
rivolgersi in segreteria
per eventuali agevolazioni.
briciole in cartolina
il cartoccio crepita,
forse nonricordi.
Nella cripta polvere abbonda
sulla poltrona abbandonata,
post it -neo su neon-
appositamente appostato,
attende il dischiudersi delle tende.
cinesi maleducati,
come se non bastassero i se.
il melograno menagramo
qui si distingue.
estingue l'arringa,
in cattedra. al mercato.presenza anomala?
indovina, era marcato sull'agenda
l' agente all'erta
la gente? non se lo chiede.
Il frate mena le mani
pianta mele, pianta male
pianta grane col vicino il cui raccolto
dal momentaneamente assente agente scustodito
viene aggredito e dall'incarico di Gran Grano destituito.
Fra Casso il piromane approffittando delle scintille
assolda Melograni ed alimenta le malelingue.
Diminuire le 7e porta a svolte a dx con inversione a U.
La rivisitazione della scena porta gli interpreti
a confondere le battute.
Un edificio viene abbattuto.
Gli architetti sono all'opera.
4 Soldi investiti in piani e pianerottoli.
Appunto: Ricordarsi che l'uomo e' un animale intelligente.
Farcisce le sue polpette con nozioni anacronistiche.
Se le fondamenta non reggono
la tendenza e' ritenere particolarmente scomode le sedie senza braccioli.
Il ripieno riverso al suolo
Rotola
rantola
rancida braciola bipede
sfigura l'algida sequenzialita' quotidiana-
ingombra la linea di demarcazione dei parcheggi condominiali-
rende 90's un pomeriggio non curante dell'adempimento dei doveri scolastici.
Zapping alla Tv
La leonessa lasciava
tiene a bada il Savonarola di turno.
al buio
Al buio, dopotutto, accadono tante cose
Che la distrazione del chiaro evapora
Sul piano bagnato d’una pozzanghera
Al buio mi son scoperto a recitare ad occhi chiusi
Il paganesimo del toccarmi con la fretta di chi
Sperde seme in testa;
chiede perdono che tanto fa rabbia l’immagine
di un cristo adolescente spacciata per poesia
Al buio ho inumidito labbra in labbra,
senza accorgermi della differenza che passava
tra baciare e soffrire;
un piccolo suono,
la creazione di almeno cento note per catturarmi melodia
Al buio ho bestemmiato la morte, graffiandomi lo stomaco,
perché il dolore si tramutasse in qualcos’altro;
senza la banalità d’un pianto,
ma le lacrime m’han crocifisso i polsi; a volte
Al buio ho sciolto tuorli di parole per ingannare
Chi mi credeva speciale,
ma l’unica cosa speciale era l’orso di peluche
regalatomi a qualche festa in cui gli amplessi
si facevan fiori
Al buio è facile fingersi quando il nero ti copre gli occhi;
facile il cuore avanzato sul davanzale,
quando neanche i pipistrelli volavano più
attorno al totem impalato davanti alla mia finestra
Al buio tu, ma anche tu e tu e tu
E se vi contassi mi specializzerei in matematica
E comunque voi mi avete amato per il gusto di amare
E io aggiungevo una bandierina nella mia collezione di vittime
Al buio mi avete tenuto la mano, il broncio, l’uccello
E ognuna di queste attività mi riempiva
Al buio vi ho gustate vestite,
quando l’unico abito che avrei voluto vedervi addosso
era la sciarpa multicolore di stagione scordata,
nude quando l’unica nudità permessa
mi si piantava nello scheletro a ricordare
Al buio vi ho viste piangermi addosso la morte del padre
E io annuivo, ma pensavo già al prossimo funerale,
vi ho viste ridere fino allo spasimo decomposto dell’irrazionalità,
vi ho viste godere, un po’ vergini un po’ no
e io attecchivo seme su diverse parti del vostro corpo,
vi ho aiutate a svestirvi fra la lavanda nel fegato,
a vestirvi promettendovi che avrei buttato via l’immondizia quella sera,
compresa la foto della ragazza che odiate
proprio perché ha contato così poco per me
Al buio ho scritto del buio per renderlo ancora più buio,
senza farmi accorgere che tremavo su ogni singola parola
che vergavo fuori me
Al buio ho scritto di luce, starnutendo lampadine impacchettate
E ricucite in fretta su ognuno dei miei polpastrelli
Al buio vi ho consolate tagliandovi ali di coleottero
Su cui fare l’amore
E mi diverte pensare quante volte ho confuso vagina e lavandino;
senza accorgermene vi gemevo zampillando acqua
Al buio ho dimenticato di esser intelligente
E mi son trovato così bene
E grazie tante alle canzoni scritte a pelo d’acqua,
tanto lei ora marcisce in un buio che non conosco,
tanto quell’altra si sfalda in un buio amaro
e tu, amico mio, presti la faccia alle falene
Al buio spero mi cremeranno un giorno, come spazzatura,
che poi disperdano le ceneri dove esse possan appiccare incendi
e non dimenticarmi
Al buio mi son lavato i denti usando mastice
Al posto del dentifricio che schiacciavo sotto i piedi a sterminare pidocchi
Al buio ho barato a carte, Monopoli, a scacchi
E le vincite le ho date in beneficenza
Al buio son cresciuto, ho bevuto,
ubriacandomi le stelle sobrie
Al buio vi ho chiesto la mano e quando me l’avete data
Non ho saputo che farmene;
era giusto così
Al buio mi avete chiesto la mano e vi ho dato il piede
Che avete amato come se ve l’avessi data davvero
Al buio ho recintato il mio egoismo,
perché fosse chiaro che vi alzavo la gonna per scoparvi gli occhi,
quasi fosse l’ultima volta;
vi dicevo che mai avrei catturato saliva;
scherzavo;
ho dipinto alcuni dei miei sogni migliori
sulla punta di capezzoli d’edera che v’appassivo nell’uva;
datemi voi, vi donerò in cambio le piramidi;
schizzinosi, ho ancora tante di quelle bugie da raccontarvi,
credetemi
Al buio vi ho confidato d’esser ricco,
quando l’unica ricchezza erano le arterie bulimiche,
di esser povero, ma di sangue
Al buio vi ho fatto credere di star per morire
E la cosa buffa è che era vero,
che avrei avuto davanti due vite intere,
ma mi accontentavo di una e mezza
che poi la metà mi sarebbe servita
a fertilizzare il concime della prima
Al buio ho appeso fazzoletti al collo,
su cui era disegnato il mio orgasmo più riuscito;
ho tirato frecce alle finestre di ognuno dei miei amori,
illudendomi che stessero facendo sesso pensandomi ancora
Al buio ho fritto verdure grigliate, pesando l’olio sulla schiena
Al buio mi son chiesto più volte il senso della vita,
ma era troppo scuro intorno e i libri mascheravano pagine
Al buio, a volte, ho anche dormito
__ Ispirazione _ _
All'inferno con un letto
e qualche bottiglia,
e' lì che ti aspetterò
nelle notti spoglie
d'ombrelli chiusi
Con la voce rovesciata
in un bicchiere
d'un litro in più d'amore,
le valigie pronte
staccate dalla cornice
per l'ammiccare
di una ladra stella
Sarò poesia
di porta in porta
con lunghe ombre
fra le ciglia,
mettendo insieme
cocci di una storia
per rimettere in piedi
di me, la donna
Un crocevia d'attese
scritte su carta di sigaretta,
struttura di fumo
dipinta su carta da parati
da alchimisti anonimi
.

KarmaBOy poeta dei cartoni
tecnica mista su tela 50x70 ©Lsb
[*silenziodeipiedi]










