31/01/2006

Un'ora di carta.

Mio caro,

 

Diremo di noi ora

Liberi, assassinati dagli occhi

Di resti d'ossa, piccoli così

Una parola a scheletrire, essiccare

Come le ali di un pesce scagionato al sole

Dalla riva o la superficie di un fatto

Qualsiasi che non ci è dato sapere

Una macchia d'olio che galleggia

E la spunta dei giorni nella borsa.

Ho scagliato un sasso nell'acqua

Lasciato un biglietto sulla panca della stazione

Verificato l'orario dell'ultimo treno

Messo la chiave di casa sotto il tappetino

Raccolto i capelli nella solita crocchia

- sono sempre quella di sempre, monsieur  -

Baciato una tua foto impolverata sul comò

Spuntato la matita per le prossime parole

Segnato qualche passo che mi piace

- sono sempre le parole a danzare, madame -

So, il destino di un foglio è nel suo margine.

Come delle persone la pelle

Tua

,

 

(da: Virginia, nove ore di carta. IAM 05)

scrive Isabellaqueen alle 11:19 | link | commenti (2)


29/01/2006

...
    Olio su tela 60x80 cm
    © Stefania Castoldi
scrive sileno alle 17:25 | link | commenti (4)


28/01/2006
cronache staminali

2.00am
Cado su snodi articolati chiedendo più spettacolo per i miei occhi e lei è ancora lì, carne compatta ed ammassata su punte goffe, muove danze che non hanno licenza da alcun regno. Ha l'innocenza terribile dei suoi cento porti, gorgo di bestia liberata, velo strano di labbra gonfie in oscuri bicchieri. D'affondo la bocca pare quasi spaccarsi, nell'eccedere di ferite cauterizzate dal divertimento altrui. Cos'è che non farei? Nel rosso vivo che m' offuscava, risalì improvvisamente la china, fermandosi per essere vista, acchittata come una bambina da primo pasto e sorrise, dicendosi più aria che altro. Bastò una minuscola frazione di senso per capire quanto nulla accadesse per caso.

3.50am
Laggiù, lui beve il suo quarto di birra, bonfochia bestemmie e lascia pellicole acri stringendo le mani di amicali comparse notturne. "ehi com'è" "ciao bello, a dopo" "merda a musica anche stasera"; il siero d'un prodotto genuino, fatto di casa, rutti con gli amici, nottate dalle due alle quattro e non più, concessegli da un lavoro di trasparenza e fatica, serio, con la testa sulle spalle e l'uccello di traverso nei jeans per sedicenza. Qualcuno a casa lo aspetta.

4.34am
Vai vicino alla casa solida di una cassa dove membrane basse fottono a festa; il trucco scivola lungo scanalature viniliche d'una poltrona, la testa morbido cristallo di sale, spaccato da ciglie ancora fresche di contrasto. Ha pianto da poco, ma non lo da' ad intendere, s'intravede solo passando vicino a quella pelle dalla grana luccicante, di minerale essiccato. Vicino, il suo uomo è pietra staccata dal monte noia, detonata bomboniera a pomeriggio tardo d'un pranzo sonnolento, tolto all'impresto dal gusto dell'amaro, vacua presenza nell'assenza. L'angolo sacro:loro. "Vuoi ballare?" Bravo ragazzo che assecondi il divertimento della tua donna e germini assimilazione con suoi umori, in poche frasi lasciate lì a mezz’aria, fuorchè la sua occhiata traversa ad altre flessioni in pista: amerai tutto questo per sempre.

5.11am
Dissipo l'istante nel cuore della strada. Corro spezzandomi e non m'aspetto mai, più veloce di me. Prima guardandomi le mani, dicevo tremando "ma perchè cazzo dovrei meritarmelo". Ora sono le gambe a farlo, e non c'è nessuna domanda in questo. Ora di ferite e collisioni sento con la tenerezza erotica di un amante a lungo separato. Perchè i sensi sapevano che, fin quando vi fosse stata presenza, della quale s'usava con la trascurezza di qualcuno pronto a sbarazzarsene in qualsiasi momento, io non avrei mai lasciato. Venti metri più in là, illuminato da fari circolari, resto librato con le vampe gialle delle luci al sodio, bocca di un collo, pelle di controcanto. Ancora qualche metro... ancora...
scrive thespleen alle 16:12 | link | commenti (3)


27/01/2006
           WHATEVER HE SAID

 

«Conosco un tipo che abitava nel Montana. Un giorno molla tutto, prende il suo pick up e se ne va verso Sud. Arriva in Florida, precisamente a Fort Lauderdale e si mette a fare l’istruttore di sub. Poi apre in franchising un negozio di vestiti.»

 Cammini scalza umida fica strusci in faccia a tutti- tu, cibo per la sua ingordigia...

  «Ora se passi da Fort Lauderdale vicino all'autostrada c'è un grattacielo di non so quanti piani. Lui è il proprietario di tutto.» Trattieni il respiro simuli finta ignoranza ma il battito del tuo cuore ti tradisce...

 «Lo sai che in America ci sono ragazze che si vestono solo con la sua marca di vestiti, da capo a piedi. Da non crederci.» Giocherò ma le mie mani sono vuote, scaltra meretrice, solo occhi che osservano, solo bocca che insulta, solo mani che applaudono... 

 «Come è andata poi la festa, sabato sera? Non hai risposto al mio messaggio.» Pensi quale sarà la prossima carta che scoprirò, speri che mi tremi la voce quando pronuncio il tuo nome...

 «Eh, lo sapevo. Guarda se c’ero io volavano cazzotti, sai che non sono democratico come te, sai che certa gente finto fricchettona alimenta il mio istinto omicida, sai che erano tutte delle femmine con la fica democristiana da prima repubblica, mentre tu, tu che sei una donna, tu che cazzo c’entravi con quelle lesbiche acide...» Quella chioma che sfiora oscillando le natiche...lui stringerà forte...

 «Te lo dico io come andrà a finire. Nel culo. A tutti. .Abbiamo carattere, idee e soprattutto siamo fuori dal gruppo. La pagheranno cara. Sono più etichettati più elitari loro che certa gentaccia del mio partito. Avresti dovuto chiamarmi, venivo e ti portavo via.» ...stringerà forte per venire, io-seme, sudore, istinto.....

 «Che cooooosa??? Sei tornata li, nella nostra alcova? Ah, meno male..ma a lui hai raccontato...lo sai che è stato uno dei momenti più belli...non ti perdonerei mai, se lo profanassi. Certi luoghi sono sacri, un po’come Leptis Magna..» ...e io sarò lì, con te, per farti sentire ancora più puttana. 

scrive stramonia alle 13:11 | link | commenti (7)


26/01/2006

Ingiunzione...
- conservare vicino alla luce -

la domanda è a che serve venezia?
a cosa servirà mai venezia?

oltre la possibilità di visitarci in tutti gli angoli di noi
respirare aprendo sorrisi tra un'orecchio e l'altro
condannati alla ricerca dichiarata di conoscere le nostre azioni

tutto al posto giusto, le tue cose e la mia vanità

è questione di linguaggio
comunico solo li, nel luogo della relazione a due
ma mi lasciai sorprendere dalle parole non giunte
in mezzo alle tue cose sempre e soltanto al posto giusto

nulla da raggiungere, muto da solo a solo
qui ed ora senza più cercare, tra cosa e cosa
il dentro tiene conferenze, è il mio stomaco è potere
è così

tutto al posto giusto, le tue cose e la mia vanità

sembri sconvolta, labbra sporche d'anima amara, sembri agitata
tutte le tue fottute cose al posto giusto
sembri felice, vita incendiata da pire di pneumatici
non sei d'accordo?

Noi finiamo!
non ricordo perchè ma finiamo
riflettiamo solo il nostro eterno allegro egoismo
ostentiamo, pietà e vizio
mimando osceno spettacolo d'identità altrimenti vuote

e se, se non fosse che
si,
l'assenza resta qui come bocca spalancata
di un idiota che indossa i tuoi vestiti rossi,
la buona sorte sa deridermi meglio di me.
Chi troverai da perdere, a
desso scommetto sul tuo prossimo rifugio

a cosa servirà mai venezia?
voglio rimanere in giardino godere l'aria ferma
in cui scopro che improvvisamente la temperatura è alta
forse il tatto, il confine o il senso, rifletto all'ombra della luce
coltelli mandorle e granite

 

scrive a_999 alle 12:12 | link | commenti (3)


25/01/2006

FallOppio, ritratto.

scrive polena1974 alle 09:45 | link | commenti (4)


24/01/2006


Veglia notturna 

 
Sono ubriaca di sensazioni rarefatte.
E’ una corteccia di fumo quella che mi trascino sulle spalle o una croce?
Pene dolci e delittuose agonie.
Ma dove sfugge, mentre mi rincorre la tua mano.

Un bacio sulla fronte, uno tra le dita.
Messere mi avete avuto.
Mi avrete mai?

Veglia alcolica, bianca di indugi e di presagi.
Senza sorridere vomito risate, è un banchetto di pece, nero come lo sdegno, ed io non sono invitata, ma scivolo dentro. Giro un po’ intorno e pago per la mia anima in assenzio.
Senza sentire, senza parlare. Senza vedere dove il tetto è più pericolante lancio tegole su sguardi netti, fieri d’artista che ha già svuotato fremiti in urne di sarcofagi e di cuori battenti imploranti attenzione. Attenzione che come miele produce violenza. Rimbalza contro il muro.
Attenzione che sbatte la porta sopra le scale e si chiude e si apre. E sono qui ora. E ora non più.

Di nuovo veglio su intrugli deliranti.
Ascolto parole appese su bocche ingorde. E il trucco scivola via dal viso. E grondo sudore tra le carni bianche e l’anima sbiadita. E la testa ingombra il corpo. E.
Un odore sul collo che non è mio può bastare ad insinuare figure tra le ciglia. Spalancati gli occhi. Come spalancati gigli sul capezzale di un letto di ottone.
Sono ubriaca e sazia di pensieri confusi tra le labbra socchiuse.
Di giorni che non arrivano. Di notti che non dormono.
Sono lontana da tutto, lontana da te che mi scivoli dentro in modo vorticoso.
Dolce e doloroso. Crocicchio di illusioni di effluvi cadenzati che stemperano colori.

Stringo mani ghiacciate come morte suadente, asciutta di baci e fantasmi.
Inciampo sulla bellezza che è una cagna malata che piscia veleno.
E sputo parole che ho in serbo da ore.
Non esprimo niente. Perchè esprimere qualcosa?
Perchè dire al nemico dove e quando sparare?
Bevo a piccoli sorsi. Senza mai svuotare il tuo bicchiere.
Ondeggio su tacchi troppo alti. Accarezzo pallida la scia del tuo fascinare egocentrico che si trascina stanco tra il mio mascara e i tuoi capelli.
Mi piego sulle ginocchia e mi si strozza il fiato fino a stramazzare rossa e blu a terra.
Vuoto d’aria che mi inebria più di liquori in fiaschette fracassate tra i vetri.

Messere mi avete avuto. Non mi avrete più.


© GARBO

 

scrive sileno alle 14:45 | link | commenti (2)


22/01/2006

KARMAREVOLUTION

Catatonia è simile a Milano. Ma i suoi colori sono più vivi. I suoi palazzi più regolari nella disposizione. Una geometria accurata. Perversa.
Le strade in centro sono rosse di smalto, e gli uccelli hanno teschi d’uomo e ali giallo trasparenti.
Karma boy un giorno vide un uomo, stava solo in strada, con il fuoco in mano e un’aquila al guinzaglio. Un uccello cercava di entrargli in testa. Forse voleva capire i suoi pensieri.
Quell’uomo disse a Karma Boy di essere Prometeo. E gli raccontò la sua storia:

“Nel 1885 passò un tale bellissimo. Con il volto dell’illuminato. Il suo nome era Zarathustra. Mi disse, Dio è morto.
Gli chiesi di quale dio parlasse, e gli dissi che da secoli stavo appeso a quella roccia, con il fegato divorato dall’aquila.  E quindi avevo un po’ perso il senso del tempo.
Lui mi guardò e rise. Disse -il tempo è una linea per coloro i quali trattano lo spirito come  un oggetto tra gli oggetti.-
Poi mi raccontò di come lo spirito diventò cammello, e da cammello leone, e da leone fanciullo.
Così mi salutò. Posandomi sulla testa una mano grande. Così grande che mi resi conto di esser un fanciullo.
Presi l’aquila e l’addomesticai. Senza nessuna violenza.
Presi il fuoco e mi diressi verso la terra. Verso gli umani. Per vedere cosa avevano fatto della fiamma che un tempo avevo rubato agli dèi per farne loro dono.

Gli umani dapprima mi accolsero felicemente. Poi mi odiarono. Io altrettanto. Prima li amai. Poi li odiai.
Le loro debolezze prevaricano le loro virtù. Hanno costruito un mondo fondato sull’idolatria del fatto. Sull’idolatria dell’oggetto. Del singolo dato. Hanno costruito un mondo ideale per fondare leggi incorruttibili e realtà inviolabili.
Hanno dimenticato l’essere.
Rimanendo con loro per due secoli capii le parole del mio salvatore. E volli presto lasciarli.
Cominciai un pellegrinaggio attraverso i mondi dei poeti. Porto l’aquila e il fuoco con me. Sono Prometeo.

Dopo aver parlato ricominciò a camminare.
Karma Boy era felice di aver incontrato Prometeo a Catatonia. Nello stesso tempo però gli gelavano le ginocchia. Un brivido lo percorreva lungo la schiena.
Lo raggiunse di corsa. Gli chiese, vuoi dell’acqua, hai sete?



Prometeo - mista su tela 110x100cm  © Lsb
scrive sileno alle 20:12 | link | commenti (3)


20/01/2006
scrive thespleen alle 00:04 | link | commenti (2)


19/01/2006


...
  olio su tela 50x80 cm
 © Viola DI Massimo
scrive sileno alle 00:59 | link | commenti (1)